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Un'immagine delle decine di dimostranti fedeli al leader radicale sciita Moqtada al Sadr.

/AP/KARIM KADIM

(sda-ats)

Precipita la crisi politica in Iraq, minacciando di mettere a repentaglio la mobilitazione contro l'Isis. Decine di dimostranti fedeli al leader radicale sciita Moqtada al Sadr hanno fatto irruzione in Parlamento per chiedere riforme e lotta alla corruzione.

Le autorità militari hanno dichiarato uno stato d'emergenza che comporta la chiusura di tutti i punti di accesso alla città, mentre chi vuole può uscirne. E intanto, mentre la missione delle Nazioni Unite in Iraq ha espresso "grave preoccupazione" per gli ultimi eventi, dalla città santa sciita di Najaf, Al Sadr ha affermato che questa "rivoluzione pacifica continuerà fino alla fine". Cioè fino a quando il primo ministro Haidar al Abadi completerà un rimpasto del governo che porti alla guida dei ministeri tecnocrati non compromessi con i gruppi etnici e confessionali tra i quali il potere è lottizzato a partire dal 2003, vale a dire dalla caduta del regime di Saddam Hussein.

Nel frattempo in Siria, il Paese vicino anch'esso coinvolto nella grande guerra che sconvolge la regione, i bombardamenti aerei governativi sono continuati ad Aleppo, risucchiata in un vortice di violenza che negli ultimi nove giorni ha provocato quasi 250 morti e che ha praticamente messo fine alla cessazione delle ostilità in vigore su tutto il territorio nazionale dal 27 febbraio. Mentre nei sobborghi di Damasco e nella provincia settentrionale di Latakia è entrata in vigore una tregua temporanea, che durerà 24 ore nel primo caso e 72 ore nel secondo.

L'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) ha segnalato oggi 20 raid lealisti su quartieri in mano ai ribelli ad Aleppo. La televisione panaraba Al Jazira afferma che i morti sono stati almeno otto. E sempre ad Aleppo, Mosca denuncia colpi di mortaio di miliziani anti-Assad vicino a una moschea con 15 civili uccisi e 50 feriti.

Per cercare di salvare il processo negoziale per una soluzione del conflitto, il segretario di Stato americano, John Kerry, si recherà domani a Ginevra per un confronto urgente con l'inviato speciale dell'Organizzazione delle Nazioni unite (Onu), Staffan De Mistura, e i ministri degli esteri di Giordania e Arabia Saudita.

La drammatica giornata di oggi in Iraq si era aperta con l'esplosione di un camion bomba che ha provocato una strage in un'area a maggioranza sciita, a sud-est di Baghdad. L'Isis ha rivendicato l'attentato, avvenuto nella località di Nahrawan, che ha provocato almeno 21 morti e 42 feriti. Ma la situazione è precipitata nel pomeriggio, durante una manifestazione di seguaci di Al Sadr che hanno travolto le barriere intorno alla Zona Verde, l'area fortificata nel centro di Baghdad dove sono situate le sedi istituzionali e le ambasciate straniere. Attraversando i ponti sul Tigri, i dimostranti hanno raggiunto il Parlamento sventolando bandiere irachene, dove hanno fatto irruzione in Parlamento.

Da Najaf il leader sciita ha accusato i gruppi di pressione etnico-confessionali di ostacolare un processo di riforme del premier Al Abadi, anch'egli sciita, che alcuni giorni fa era riuscito a cambiare sei ministri, ma che oggi non aveva potuto presentare nuove nomine ai vertici di altri dicasteri a causa del rinvio della sessione dell'assemblea. "I corrotti continuano ad opporsi alle riforme", ha tuonato Al Sadr.

Preoccupazione per la crisi in Iraq è stata espressa anche dall'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera, Federica Mogherini, la quale ha affermato che "un rapido ripristino dell'ordine è nell'interesse del popolo iracheno, che ha sofferto troppo a lungo della mancanza di stabilità nel Paese, ed è nell'interesse di tutta la Regione, che si trova ad affrontare numerose minacce".

sda-ats

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