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Il bilancio dell'esplosione nei pressi di una sede delle forze curdo-siriane a Qamishli è di 44 morti molti dei quali civili.

Keystone/EPA SANA/SANA HANDOUT

(sda-ats)

L'Isis torna a colpire, nel nord-est della Siria, e lo fa nel modo che gli consente di creare il maggior numero di vittime: un camion bomba imbottito di esplosivo è saltato in aria nei pressi di una sede delle forze curdo-siriane a Qamishli.

La cittadina si trova a ridosso della frontiera turca ed è punto di passaggio dei combattenti del Pkk che da Iraq e Turchia affluiscono in Siria per contrastare lo Stato islamico tra Raqqa e Aleppo.

Il bilancio, riferito dalla tv di Stato siriana ma confermato da altre fonti locali, è di 44 morti molti dei quali civili.

Qamishli e l'intera regione siriana nord-orientale di Hasake sono di fatto parte del neonato Kurdistan siriano, un'entità amministrativa sempre più autonoma e un territorio relativamente al riparo dalle violenze che invece insanguinano da cinque anni il resto della Siria in guerra.

Ad Aleppo, nel nord-ovest, circa 200mila civili sono intrappolati nei quartieri orientali fuori dal controllo del governo. Le forze lealiste hanno oggi annunciato ufficialmente di aver completato l'assedio alla parte est della città contesa e hanno invitato "i terroristi" (gli oppositori armati) ad arrendersi.

Così, si legge nel comunicato diffuso dall'agenzia ufficiale siriana Sana, "saranno ripristinate stabilità e sicurezza". Anche oggi l'aviazione russa e governative siriana hanno bombardato pesantemente aree popolate da civili ma controllate da insorti dentro e fuori Aleppo, nella regione di Idlib e in quella di Damasco.

Si è intanto in attesa che Russia e Stati Uniti annuncino i dettagli dell'accordo di "cooperazione militare" nel quadro della "lotta al terrorismo". Sul terreno, prosegue l'offensiva di forze curdo-arabe sostenute dagli Usa e guidate dall'ala siriana del Pkk contro Manbij, roccaforte dell'Isis tra Raqqa e Aleppo nel nord della Siria.

Dopo circa due mesi di assedio, i circa 400 miliziani jihadisti rimasti in città resistono e nelle ultime 24 ore hanno lanciato un'offensiva costringendo le truppe filo-Usa a una parziale ritirata verso i quartieri periferici di Manbij. In città rimangono intrappolati, con scarse riserve di acqua, cibo e medicinali, circa 100mila civili.

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SDA-ATS