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I due treni scontratisi frontalmente

Keystone/AP/LOCALTEAM.IT

(sda-ats)

Quel treno non doveva partire dalla stazione di Andria. La procura di Trani mette il primo tassello nell'indagine sulla strage di ieri nelle campagne pugliesi e iscrive i alcuni nominativi nel registro degli indagati.

L'ultimo bilancio dello scontro frontale parla intanto di 23 morti, 24 feriti ancora ricoverati, 8 dei quali in prognosi riservata.

Il fascicolo aperto con le ipotesi di reato di disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo punta dunque dritto al personale di Ferrotranviaria che era in servizio ieri nelle stazioni di Andria e Corato: i due capistazione, innanzitutto, ma anche eventuali collaboratori. Perché gli accertamenti fin qui svolti se non hanno ancora consentito di ricostruire con esattezza la dinamica dell'incidente, hanno però permesso di avere alcuni punti fermi.

Primo tra tutti il segnale di partenza dato al treno fermo ad Andria: quel convoglio si è mosso quando non doveva, con l'ok del capostazione e il semaforo verde di via libera. Cosa è accaduto? C'è stato solo un errore umano, ipotesi prevalente tra gli inquirenti, o anche un guasto tecnico che ha azionato il semaforo?

Prima di iscrivere i nominativi dei dipendenti di Ferrotramviaria, la prima mossa del procuratore è stata quella di costituire un pool di quattro magistrati che, assieme a lui, indagherà in ogni direzione. "Dobbiamo scandagliare ogni possibilità - ha spiegato il pm - anche per non fare l'errore di fermarci a quello che è accaduto ieri".

La linea, dunque, è chiara ed ipotizza tre livelli d'indagine: da un lato si procederà ad individuare le singole responsabilità nella catena di controllo che ha autorizzato il treno a lasciare la stazione di Andria, dall'altro si prenderanno in considerazione la sicurezza dei controlli da parte degli enti preposti e la questione del raddoppio della linea, la sua messa in sicurezza e l'utilizzo dei fondi per arrivare all'individuazione di altri soggetti che potrebbero avere ruoli tutt'altro che marginali.

Come sono stati usati i fondi europei stanziati per il raddoppio della linea Bari-Barletta? Perché i lavori hanno accumulato così tanto ritardo? E ancora: i sistemi di sicurezza sono adeguati rispetto alla normativa in vigore? Già in passato si erano verificate delle criticità che dovevano far scattare l'allarme e che non sono state segnalate? Tutte domande che richiedono una risposta chiara, perché non è pensabile che le responsabilità di un simile disastro possano essere addebitate solo ad un errore umano.

sda-ats

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