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Mezzi blindati e migliaia di uomini che avanzano da diverse direzioni.

KEYSTONE/EPA/STR

(sda-ats)

L'offensiva della coalizione e dell'esercito iracheno per strappare all'Isis anche la parte Ovest di Mosul, ultima roccaforte dei jihadisti in Iraq, è cominciata stamattina con bombardamenti aerei e d'artiglieria e con i mezzi blindati e uomini che avanzano.

Lo ha annunciato il premier iracheno Haider al-Abadi in tv, promettendo la "liberazione per sempre della popolazione di Mosul dall'oppressione dell'Isis e dal terrorismo".

Raggiungere l'obiettivo non sarà però semplice. E, dopo che la presa di Mosul Est ha richiesto più di tre mesi di combattimenti, probabilmente ci vorranno molte settimane per liberare quella parte della città al di là del fiume Tigri più densamente abitata e logisticamente più difficile da affrontare, con le sue stradine strette dove i blindati non possono passare e con il formicaio di case della città vecchia in gran parte occupato dai jihadisti. A Mosul Ovest poi, gli abitanti sono nella stragrande maggioranza sunniti e non è detto che tutti sostengano l'offensiva dei governativi sciiti. Senza contare che i fondamentalisti islamici potrebbero facilmente usarli come scudi umani.

Al-Abadi ne è consapevole, tant'è che nel discorso in tv ha anche chiesto ai suoi uomini di trattare i civili con riguardo e di rispettare i diritti umani. Il monito arriva nel giorno in cui sui social è stato pubblicato un video raccapricciante che ritrae soldati con indosso le divise dell'esercito di Baghdad mentre massacrano con calci e pugni quattro civili, li insultano e infine ne ammazzano tre crivellandoli di colpi con i fucili mitragliatori. Luogo dell'esecuzione: Mosul Est, liberata dalla ferocia dei jihadisti di Abu Bakr al-Baghdadi.

Mosul era caduta nel 2014 e proprio da lì, in giugno, il sanguinario rais dell'Isis aveva proclamato il 'Califfato', il suo 'nuovo stato' a cavallo tra Iraq e Siria da dove - aveva minacciato - la guerra santa dell'islam avrebbe dilagato per sconfiggere infedeli ed apostati. Nei combattimenti che fino a gennaio hanno impegnato gli iracheni e i loro alleati nella riconquista di Mosul Est la resistenza dei jihadisti è stata feroce. E anche dopo la sconfitta continua lo stillicidio delle imboscate e degli attacchi suicidi, gli ultimi due proprio oggi nelle periferie di Zihoor e di Nabi Younis, con un bilancio di vittime non comunicato.

Nella battaglia di Mosul Ovest i jihadisti non saranno da meno, gran parte degli analisti prevede "combattimenti casa per casa, più sanguinosi, più estesi e più distruttivi". Da stamattina i militari iracheni si sono concentrati sull'aeroporto e su una base situati a ovest del Tigri, raggiungendo la sponda 'nemica' attraverso ponti di barche provvisori costruiti dopo la distruzione di tutti i cinque ponti che collegavano le due rive del fiume. Secondo testimoni, unità della polizia e dell'esercito oggi hanno conquistato insieme alle forze d'élite del ministero dell'Interno cinque villaggi e avanzano verso i loro obiettivi senza per ora coinvolgere nei combattimenti le unità dell'antiterrorismo, meglio addestrate e dotate di equipaggiamenti più sofisticati.

Intanto a Mosul Ovest la popolazione continua a vivere in un inferno di terrore fatto di fame, freddo e malattie. I negozi di alimentari sono quasi tutti chiusi, le panetterie non possono aprire per mancanza di elettricità e di acqua potabile. Per accendere un fuoco l'unico combustibile è la spazzatura. Gli appelli delle agenzie umanitarie sono drammatici: centinaia di migliaia di civili sono a rischio e tra loro i bambini sono almeno 350'000. Le Nazioni Unite chiedono di fare presto. Ma non si rivolgono agli strateghi militari, bensì ai politici. Servono subito, è l'appello, "corridoi umanitari protetti attraverso i quali i civili possano essere evacuati, sottratti all'assedio e portati in salvo".

SDA-ATS