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Nella notte tra il 3 e il 4 giugno del 1989, le truppe dell'Esercito di liberazione popolare fecero irruzione in piazza Tiananmen e avviarono la "normalizzazione" della protesta studntesca, reprimendola nel sangue con molti che finirono stritolati dai carri armati.

A distanza di 27 anni, quella notte si conferma un buco nero: difficile ricostruire i fatti, le responsabilità politiche e capire il numero di morti che il governo cinese ferma a 319, nel fondato sospetto che siano stati molti di più, diverse migliaia.

Alcune famiglie delle vittime o associazioni come 'Le Madri di Tiananmen', il gruppo voluto dai genitori di 200 studenti, continuano a chiedere indagini e trasparenza con voce sempre più flebile denunciando nei giorni scorsi la "stretta" dei controlli da parte della polizia a ridosso della scomoda ricorrenza.

In conferenza stampa, Hua Chunying, portavoce del ministero degli Esteri, ha replicato venerdì a un'esplicita domanda sulla vicenda osservando che la Cina aveva raggiunto da tempo una "conclusione chiara" sulla "agitazione politica della fine degli anni '80 e altre questioni connesse".

La versione ufficiale parla di "incidente del 1989" che resta puntualmente censurato: piazza Tienanmen anche oggi è stata presidiata, i punti simbolo banditi e i potenziali disturbatori costretti ai "quasi arresti" domiciliari, come per Ding Zilin, 79 anni e in condizioni di salute definite "preoccupanti", tra le fondatrici delle 'Madri'.

Almeno una mezza dozzina di persone sono state arrestate negli ultimi giorni per aver tentato di ricordare gli eventi di 27 anni fa. Domenica scorsa, ad esempio, un piccolo gruppo di persone è riuscito ad arrivare in piazza Tiananmen indossando magliette con scritte di condanna per la repressione. Tra di loro anche l'ex imbianchino Qi Zhiyong, che ha avuto entrambe le gambe amputate dopo essere stato colpito dai soldati.

Una delle fermate sulla linea della metropolitana di piazza Tianamen, un luogo simbolo, è stata chiusa. Oltre ai controlli della polizia, quelli online: le ricerche sensibili su Baidu, il Google cinese, sono state bloccate a partire dalla data (4-6-1989). Una riga per dire che "non ci sono elementi" disponibili.

A Hong Kong, luogo della tradizionale fiaccolata a Victoria Park, la partecipazione è stata inferiore rispetto agli anni passati: 125mila persone per gli organizzatori, 20.800 per la polizia. Erano in 180mila nel 2014 a commemorare i 25 anni. L'ex colonia è scossa da spinte indipendentiste che hanno spaccato il composito fronte pro-democrazia.

"Pensiamo di non avere potere", ha detto Kenny Wong, portavoce di Youngspiration, gruppo localista secondo cui la veglia annuale ha perso rilevanza. Wong, del resto, aveva due anni, al momento di Tienanmen. "Non possiamo fare nulla per la Cina, ma siamo in grado di concentrarci su Hong Kong. Non credo che manifestare al Victoria Park possa contribuire a nulla".

A Taiwan, l'isola 'ribelle', il parlamento ha dedicato per la prima volta un minuto di silenzio alle vittime, mentre la neo presidente Tsai Ing-wen ha proposto su Facebook di "condividere l'esperienza di Taiwan" sulla democratizzazione. "Spero - ha aggiunto - che entrambi i lati dello stretto un giorno possano condividere le stesse idee su democrazia e diritti umani". Tsai è sotto pressione, accusata da Pechino per non aver menzionato il riconoscimento del principio di "una sola Cina", a differenza di quanto fatto dal suo predecessore Ma Ying-jeou.

Il tempo passa e la memoria sbiadisce: le ultime generazioni sembrano più attratte da Internet, dai gadget elettronici e dal benessere della Cina, divenuta la seconda economia del pianeta. Questo, ha osservato Hua, "dimostra che la strada del socialismo con caratteri cinesi che la Cina ha scelto di seguire è in linea con gli interessi fondamentali del popolo cinese e rappresenta un desiderio condiviso da tutti".

sda-ats

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