Libia: al Cairo prove di disgelo tra Serraj ed Haftar


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La notizia non è confermata. Ma sembra che i principali 'duellanti' libici, il premier del Governo di accordo nazionale sostenuto dall'Onu Fayez al Serraj ed il generale Khalifa Haftar, espressione del Parlamento rivale di Tobruk, siano entrambi al Cairo.

Un incontro tra i due potrebbe segnare una svolta per il destino del Paese nordafricano. Intanto, stamattina a Tripoli si è riunita la commissione congiunta italo-libica che ha il compito di attivare la sala operativa, anch'essa congiunta tra i due Paesi, per il contrasto all'immigrazione clandestina, primo passo concreto dell'accordo firmato il 2 febbraio scorso tra lo stesso Serraj ed il premier Paolo Gentiloni.

Un'eventuale intesa tra Serraj ed Haftar potrebbe portare la Libia sul sentiero della stabilizzazione. Proprio l'Egitto - con la Russia e la Francia - è uno dei principali sponsor dell'ex generale gheddafiano comandante del Libyan national army, che controlla l'Est del Paese. Ed è ormai chiaro a tutti che senza il coinvolgimento di Haftar il Memorandum of Understanding firmato da Gentiloni e Serraj, con l'appoggio della Commissione europea, è destinato a rimanere sulla carta. L'ultima mossa dell'amministrazione Trump, inoltre, la bocciatura della candidatura dell'inviato speciale Onu, il palestinese Salam Fayyad, ha gettato altre ombre sul dossier libico.

L'Italia - primo e finora unico Paese occidentale ad aver riaperto la sede diplomatica a Tripoli - ha spinto molto per incoraggiare il dialogo tra le due parti. "Siamo stati i primi a riconoscere un ruolo al generale Haftar. Su questa strada continuiamo a muoverci", ha detto pochi giorni fa il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. E come segno di buona volontà da parte dei Roma si è affacciata l'ipotesi di aprire una sede diplomatica italiana anche a Tobruk.

Haftar chiede per sè il ruolo di comandante supremo delle forze armate unificate libiche, ma finora da Tripoli hanno sempre risposto negativamente. Un colloquio tra i due al Cairo potrà servire a trovare un punto di mediazione. Media locali hanno parlato di un'iniziativa in questa direzione da parte di Serraj. Il portavoce del premier si è limitato a dire all'ANSA che la presenza di Serraj al Cairo è dovuta ad "incontri importanti" nell'ambito del "processo per trovare stabilità e vie per rompere il ghiaccio della situazione politica in Libia".

Intanto, Italia e Libia continuano a lavorare per avviare un contrasto serio alle partenze di migranti. Le linee della cooperazione sono state messe a punto nel corso della visita un mese fa a Tripoli del ministro dell'Interno, Marco Minniti. Oggi una delegazione italiana composta da uomini dell'intelligence, della Difesa e del ministero dell'Interno hanno incontrato i colleghi libici che hanno illustrato le loro esigenze, in termini di formazione, di motovedette ed altri mezzi da impiegare nel contrasto agli scafisti. L'obiettivo è allestire una sala operativa congiunta che possa coordinare gli interventi in mare da parte dei mezzi libici nelle loro acque territoriali. Proprio pochi giorni fa si è concluso il primo ciclo di addestramento per i primi 89 allievi della Guardia costiera e della Marina libiche.

SDA-ATS

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