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Micah Johnson, il killer di Dallas

KEYSTONE/AP Facebook

(sda-ats)

"Non odiava i bianchi": "ha fatto quello che riteneva giusto per correggere l'ingiustizia nel mondo di oggi".

La madre del killer di Dallas, Delphine Johnson, non giustifica suo figlio per aver ucciso cinque agenti di polizia. Ma spiega quello che lo ha spinto ad un atto estremo. In un'intervista al sito TheBlaze, Delphine Johnson mette in evidenza che Micah "era arrabbiato perché nel 2016 gli afroamericani erano ancora trattati come nel 1816, anche se in modo più velato". Era arrabbiato per come gli afroamericani sono trattati ma non apparteneva all'Isis o alle Nuove Pantere Nere. Micah era partito per l'Afghanistan contento, ma è tornato cambiato, una persona "solitaria".

Prima di uscire la sera di giovedì, Micah l'aveva rassicurata: avrebbe partecipato alla manifestazione contro "tutte le sparatorie" ma si sarebbe tenuto fuori dai guai. Invece, ha sparato e ucciso cinque agenti. Nella notte fra giovedi e venerdì, afferma Delphine Johnson, la polizia ha bussato alla porta di casa e senza dirle cosa stava accadendo le ha chiesto di seguirla. "Mi hanno chiesto se odiava gli agenti" e "se aveva mai parlato di uccidere agenti", mette in evidenza la donna, alla quale è stato comunicato che suo figlio era morto molte ore dopo.

L'intervista arriva a poche ore di distanza dalla visita di Barack Obama a Dallas insieme all'ex presidente George W. Bush, per inviare un segnale di unità al paese. E mentre la tensione fra le comunità e le forze dell'ordine resta alta. In Louisiana l'associazione per i diritti civili, The American Civil Liberties Union, insieme ad altre organizzazioni locali, ha denunciato la polizia per l'atteggiamento nei confronti dei manifestanti durante le proteste del fine settimana per l'uccisione di Alton Sterling a Baton Rouge e Philando Castile in Minnesota. Obama, per cercare di stemperare le tensioni, ha convocato alla Casa Bianca un incontro fra polizia e attivisti.

sda-ats

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