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Per far fronte alla carenza di organi per i trapianti in diversi casi si ricorre anche a donatori che hanno avuto un tumore.

Lo fa l'Inghilterra, come ha reso noto il servizio sanitario inglese, ma in realtà è una procedura che viene fatta da diversi anni anche in Europa e negli Stati Uniti, sulla base di un'attenta valutazione dei rischi e benefici e dopo test accurati su donatore e ricevente.

Tanto che i casi di tumore trasmesso con il trapianto sono stati finora rarissimi.

"Il termine cancro è generico - precisa Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti italiano (Cnt) -. Ci sono dei tumori, come ad esempio quelli della pelle, che non si diffondono e in quel caso gli organi si possono usare. Se si ha il sospetto di un cancro, si ha un'attenta valutazione dei rischi e benefici. Si considera il rischio di diffusione del tumore con l'organo, qual è la situazione di chi deve ricevere il trapianto e quanto può ancora aspettare". In questi casi gli esperti fanno un'analisi basandosi sulla classifica di rischio inaccettabile, accettabile e trascurabile.

Una scelta dettata dalla mancanza di donatori e organi, ma che viene comunque sempre comunicata a chi riceve l'organo.

In Inghilterra, secondo le cifre comunicate dall'Nhs, negli ultimi cinque anni 272 donatori di 675 organi trapiantati avevano il cancro. "Lavoriamo al massimo per minimizzare i rischi per chi riceve il trapianto - commenta John Forsythe, dell'Nhs - valutando attentamente tutti i potenziali organi e tessuti dei donatori". A volte, vista la carenza di organi adatti, l'organo di un malato di cancro è l'unica opzione.

Per ridurre i rischi, gli organi interni non possono essere donati da chi ha avuto un tumore con metastasi, o un qualsiasi tipo di cancro al sangue, come leucemie e linfomi. Altri tessuti, come cornee, tendini e ossa, possono essere usati a volte dietro un'attenta valutazione caso per caso.

sda-ats

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