Mosca: "col riarmo americano si rischia la catastrofe globale"


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Il Cremlino teme che un cambiamento dell'equilibrio delle forze nucleari porti ad una nuova Guerra Fredda.

Keystone/AP/IVAN SEKRETAREV

(sda-ats)

Guai ad alterare l'equilibro strategico quando si parla di armi nucleari: il rischio è che il mondo scivoli in una "nuova Guerra Fredda" dalle conseguenze potenzialmente "catastrofiche".

Il monito lanciato ieri da Donald Trump - "gli USA non rinunciano alla supremazia atomica" - e amplificato oggi dall'annuncio di "nuove spese per rilanciare le forze militari" cade in Russia nel pieno del ponte festivo un tempo dedicato (ironia della sorte) alla gloria dell'Armata Rossa.

Così, in attesa di una presa di posizione del Cremlino, a esprimere le preoccupazioni di Mosca è stato il presidente della Commissione Esteri della Duma, Leonid Slutzky. Che avverte: "Il dominio di una sola potenza negli armamenti nucleari è inammissibile".

La questione, inutile dirlo, non è di poco conto. Mosca è gelosissima del suo status di potenza atomica poiché il resto del suo arsenale militare, nonostante l'ingente programma di ammodernamento varato da Vladimir Putin, non può certo competere con quello degli Stati Uniti.

Capire dunque cosa fare delle migliaia di testate accumulate nel corso della Guerra Fredda è di primaria importanza per il Cremlino: a cascata segue tutto il resto.

Un'improvvisa "corsa alla bomba" - e la conseguente "perdita di senso di tutti gli sforzi di disarmo degli ultimi decenni", come sottolinea Slutzky - muterebbe quindi il quadro strategico russo.

Non è un caso che Putin, nel corso della sua telefonata con Trump, si sia informato se il neo-presidente intendesse estendere l'accordo New Start, quello del 2010 che prevede che entro il febbraio 2018 Stati Uniti e Russia debbano limitare del 30% i rispettivi arsenali nucleari. Ma stando alla Reuters, Trump l'avrebbe definito un "pessimo accordo che favorisce la Russia".

L'ennesimo tabù - la guerra atomica - torna ad appesantire il clima internazionale. Trump, infatti, ha promesso di voler affrontare la questione del missile da crociera che Mosca avrebbe schierato - in violazione degli accordi del 1987 - direttamente con Vladimir Putin, "quando e se lo incontrerò".

Il Cremlino, per la verità, ha seccamente smentito questa versione dei fatti - pubblicata dal New York Times - e il ministero degli Esteri ha incluso l'articolo "galeotto" nella sua nuovissima rubrica di "fake news", in cui puntualmente smentisce ogni notizia che, secondo Mosca, non "rispecchia la realtà" ma anzi rientra nella "propaganda anti-russa".

"Non è molto chiaro cosa propone Trump, ma stando alle sue parole si può supporre che stia avanzando l'ipotesi di un nuovo trattato: non sulla riduzione delle armi nucleari bensì sul loro aumento", ha commentato Fiodor Lukianov, presidente del Consiglio per la Politica Estera e di Difesa, uno dei principali think-tank russi, sottolineando che questo approccio è "inaspettato".

La speranza, chiosa Slutzky, è che le parole di Trump abbiano un'origine "emotiva" e che derivino dall'esigenza di ottenere "consenso mediatico" - a scopo interno dunque - piuttosto che disegnare una reale strategia.

La promessa lanciata oggi dal presidente americano alla Conservative Political Action Conference (CPAC): - "avremo il più grande esercito della storia americana" - certo non suona come distensiva.

SDA-ATS

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