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Le multinazionali hanno bisogno di un quadro politico ed economico stabile: e la Svizzera in quest'ambito offre un contesto meno prevedibile che in passato: lo sostiene Frédérique Reeb-Landry, presidente del Groupement des entreprises multinationales (GEM).

Nella conferenza stampa annuale della GEM - organizzazione che riunisce una novantina di aziende transfrontaliere svizzere e straniere attive soprattutto nella regione del Lemano - svoltasi oggi a Ginevra la presidente ha citato vari problemi attuali, dalle conseguenze della votazione del 9 febbraio 2014 sull'immigrazione di massa al franco forte, passando attraverso il moltiplicarsi delle iniziative popolari come ad esempio quella sulle "imprese responsabili".

"Non si deve diventare più papisti del papa", ha affermato Reeb-Landry. A suo avviso la Svizzera se va troppo in là corre infatti il rischio di veder le multinazionali partire per altri lidi. Si tratta di aziende con un importante peso economico e che offrono decine di migliaia di posti di lavoro, sottolinea Reeb-Landry.

La Confederazione ha quindi tutto l'interesse a rimanere competitiva, valorizzando i suoi punti di forza agli occhi dei grandi gruppi internazionali, vale a dire in primo luogo la manodopera ben formata. Il GEM segue inoltre con attenzione il dibattito sulla riforma della fiscalità delle imprese, che deve contemplare un tasso di imposizione sugli utili "accettabile, nell'ordine del 13%". L'organismo è anche favorevole a misure che sostengano l'innovazione.

Per meglio far conoscere all'opinione pubblica i suoi membri il GEM organizza per la terza volta giornate delle porte aperte fra il 6 e il 13 giugno. In tal modo si vuole mostrare i legami che intercorrono fra le multinazionali e le regioni in cui sono attive. All'iniziativa parteciperanno fra l'altro Richemont, Givaudan e Hirslanden.

sda-ats

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