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E se dietro ai Panama Papers ci fosse Vladimir Putin? Ad avanzare l'ipotesi è l'economista Clifford Gaddy della Brooking Institution di Washington, uno dei massimi esperti occidentali di economia russa ed ex consulente del ministero delle finanze russo negli anni '90.

Sul suo blog all'interno del sito della Brooking - ripreso dal Washington Post - Gaddy espone la sua teoria spiegando che potrebbe essere più di una suggestione. Mentre il Cremlino respinge le rivelazioni dei Panama Papers come un complotto nei confronti di Mosca, in realtà - secondo l'economista - già nel 2015 un hacker sostenuto proprio dal governo russo avrebbe inviato via email al giornale tedesco Suddeutsche Zeitung un dossier che sarebbe alla base dei Panama Papers.

Inoltre - spiega Gaddy - mentre le rivelazioni su Putin non lo mettano tutto sommato più di tanto in difficoltà, imbarazzano invece molti altri leader mondiali. Per il Cremlino una dimostrazione che la reputazione di corruzione attribuita al governo di Mosca, sia infondata, perché le accuse allo 'zar' sono per comportamenti non così diversi da quelli tenuti in altre capitali.

Infine - spiega l'esperto - l'aspetto più inquietante: il fatto che così pochi americani siano coinvolti nei Panama Papers potrebbe far pensare al fatto che alcuni nomi siano stati depennati dalle liste, con lo scopo di essere utilizzati in un secondo momento a fini di ricatto.

sda-ats

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