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Per il Papa "è inaccettabile che in Siria tante persone inermi, anche tanti bambini, debbano pagare il prezzo del conflitto, il prezzo della chiusura di cuore e della mancanza della volontà di pace dei potenti".

Dopo la forte denuncia al termine al termine dell'Angelus e una pausa di preghiera silenziosa papa Francesco ha recitato una Ave Maria insieme alla folla radunata in piazza San Pietro per l'Angelus, folla molto numerosa nonostante il caldo e i laboriosi controlli antiterrorismo.

Il nuovo appello di papa Francesco per le vittime della guerra in Siria è giunto poche ore dopo che la coalizione delle opposizioni siriane ha annunciato che forze ribelli sono riuscite a rompere l'assedio lealista nella parte di Aleppo nelle mani degli insorti, dove 250'000 civili sono allo stremo. Ma la situazione rimane confusa, e le forze governative affermano di avere respinto l'offensiva dei ribelli, uccidendone "centinaia". Le stime parlano solo nell'ultima settimana di 500 morti.

La guerra in Siria è una delle principali preoccupazioni del Papa, che tra l'altro ne ha fatto uno dei momenti centrali della veglia di preghiera con i giovani durante la Giornata mondiale della gioventù (Gmg), lo scorso 30 luglio nel Campus Misericordiae di Cracovia: "Niente giustifica la guerra, spargere il sangue del fratello", aveva detto papa Bergoglio, spiegando che "se guardo la vita oltre lo schermo di un computer", il dolore dei tanti ragazzi siriani che vivono sotto le bombe ad Aleppo diventa il mio dolore".

Prima dell'appello per la Siria il Pontefice ha ammonito che "l'attesa della beatitudine eterna non ci dispensa dall'impegno di rendere più giusto e più abitabile il mondo. Anzi, proprio questa nostra speranza di possedere il Regno nell'eternità ci spinge a operare per migliorare le condizioni della vita terrena, specialmente dei fratelli più deboli".

Papa Francesco ha anche messo in luce la necessità di fare l'elemosina, di essere vigilanti e di non comportarsi "come i padroni delle vite degli altri": "tante ingiustizie, violenze e cattiverie quotidiane - ha detto - nascono dall'idea di comportarci come padroni della vita degli altri, e noi abbiamo un solo padrone, che anche non gli piace di chiamarsi padrone, gli piace che gli diciamo Padre".

sda-ats

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