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La Francia punta al divorzio lampo, la possibilità cioè di lasciare il congiunto senza passare dal giudice.

Nella norma presentata dal ministro della Giustizia, Jean-Jacques Urvoas, le coppie in crisi potranno così procedere a una sorta di divorzio fai-da-te rivolgendosi semplicemente a due avvocati. Questi saranno chiamati a redigere una "convenzione collettiva" che verrà poi approvata da un notaio di fiducia.

L'idea, racconta oggi il Figaro, non è del tutto nuova. Già nel 2013, ci provò l'ex guardasigilli Christiane Taubira e ora ci riprova il suo successore.

Per Urvoas, la riforma contribuirebbe alla "semplificazione" e alla "pacificazione delle relazioni tra congiunti", velocizzando i tempi della giustizia, alleggerendo il lavoro dei tribunali e facendo risparmiare soldi allo Stato.

Ma non mancano le polemiche. Per l'ordine degli avvocati di Parigi, la norma approvata il 4 maggio scorso da una commissione parlamentare rischia di violare le regole europee. Il matrimonio "non è un contratto come un altro", protestano gli avvocati della capitale, difendendo il ruolo del giudice che "tutela le parti più deboli".

E ancora: "I figli non possono dipendere da accordi presi dai genitori senza il controllo della giustizia". Peggio: "Davanti all'impennata degli integralismi - rincara l'ordine degli avvocati parigini - un disimpegno dello Stato attribuirebbe potere alle autorità religiose mentre l'ordine pubblico laico può essere garantito solo dal giudice".

Contrarie anche diverse associazioni pro-family che temono l'avvento di una sorta di matrimonio a tempo determinato. "Il matrimonio ha una dimensione sociale e simbolica. Il divorzio senza giudice lo svuota di una parte del suo contenuto", protesta Jean-Marie Andrès, presidente della Confédération nationale des associations familiales catholiques.

Per difendere le sue posizioni quest'ultimo evoca anche il Mariage pour tous, la legge sulle nozze gay approvata all'inizio del quinquennio di Hollande. "All'epoca del dibattito - ricorda Andrès - ci fu una battaglia per consentire a tutte le coppie di sancire questo impegno simbolico. Non vi sembra paradossale che ora lo si voglia sminuire?".

Tanto più che a suo avviso il divorzio consensuale in vigore dal 1975 e la successiva semplificazione del 2004 - con un solo passaggio obbligatorio davanti al giudice - "ha già indebolito l'istituto del matrimonio" e "fatto decollare il numero di divorzi". Ma a protestare non sono solo i cattolici. Ong femministe come la rete Solidarité Femmes evocano gravi rischi, in particolare, in materia di diritti delle donne e dei minori in caso di divorzio.

sda-ats

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