Tutte le notizie in breve

Un Airbus A330-300 di Egyptair in decollo dal Cairo verso Parigi.

Keystone/AP/CHRISTOPHE ENA

(sda-ats)

Disastro aereo nel Mediterraneo su una rotta calda del terrorismo, fra Parigi e Il Cairo.

Un Airbus A320 della Egyptair partito ieri sera con 66 persone a bordo dall'aeroporto parigino di Roissy Charles de Gaulle e atteso nella capitale egiziana dopo 4 ore è sparito dai radar attorno alle 2.45 mentre stava ancora sorvolando la Grecia. In serata l'ufficialità dalle autorità egiziane: nel mar Egeo davanti a Creta sono stati trovati i rottami dell'aereo.

Incidente o terrorismo? Una fatalità o un attentato, un'esplosione a bordo o un attacco dall'esterno? Tutte le ipotesi sono al momento in piedi e fino a sera non è arrivata alcuna rivendicazione. Che possa trattarsi di un attentato tutti l'hanno ipotizzato, nessuno l'ha sancito. Dagli Stati Uniti, fonti dell'amministrazione Obama si sono sbilanciate: "Indicazioni di una bomba", ma poi la Casa Bianca ha frenato.

Cinquantasei erano i passeggeri del volo maledetto MS804, 7 i membri dell'equipaggio, 3 gli addetti alla sicurezza. Quindici i francesi, 30 gli egiziani. L'aereo proveniva dal Cairo, si era fermato sulla pista di Roissy circa un'ora e mezzo per le operazioni tecniche di rito (nessun controllo francese a bordo durante quella finestra, notano gli esperti a Parigi ipotizzando una falla nella sicurezza egiziana) ed era ripartito.

Nessuna allerta sulla sicurezza tecnica del velivolo, un Airbus come ne volano 6.700 in tutto il mondo, in condizioni perfette, consegnato dalla fabbrica alla compagnia nel 2003, 48.000 ore di volo accumulate. A gennaio era stato controllato in Belgio secondo i canoni europei. Il pilota aveva un'esperienza di 6.275 ore di volo, di cui 2.101 su quel tipo di velivolo, mentre il copilota aveva un'esperienza di 2.766 ore. Alla luce del disastro Germanwings, l'aviazione civile greca si è anche spinta ad affermare che alle 2.05, nell'ultimo contatto con i controllori durante il sorvolo dell'isola greca di Kea, il comandante era apparso "di buon umore".

Fra le poche certezze, quella arrivata dal ministro della Difesa greco Panos Kammenos: prima di precipitare, l'aereo - avvistato in fiamme dal capitano di un mercantile - ha effettuato una virata di 90 gradi a sinistra, poi di 360 gradi a destra, precipitando per 22.000 piedi. Poi è sparito dai radar. L'ipotesi sulla quale convergono un pò tutti è che qualsiasi cosa sia successa all'Airbus è stata improvvisa, tale da causare un'esplosione, fiamme e l'impossibilità di lanciare un Sos.

In Francia, Paese che ancora oggi il capo dei servizi Patrick Calvar ha definito "il più minacciato dall'Isis", la ferita del terrorismo è ancora aperta. I volti tesi del presidente François Hollande e del premier Manuel Valls sono tornati a parlare ai francesi di morti, di indagini, di impegno nel cercare la verità. Se fosse di nuovo terrorismo, ha sottolineato Hollande, "dovremo trarne tutte le conseguenze".

Nel Paese, dove proprio oggi il Parlamento ha prorogato definitivamente lo stato d'emergenza fino alla fine di luglio, si avvicinano gli europei di calcio - fra tre settimane - e non accenna ad allontanarsi l'incubo degli attentati. A Roissy, dove una settantina di addetti all'aeroporto che avevano accesso alle piste furono privati del badge a dicembre per sospetta "radicalizzazione", si passano al setaccio tutti i turni di lavoro del personale della sicurezza al momento dell'imbarco del volo. Con un aereo Egyptair, i familiari di una decina di vittime sono partiti nel pomeriggio diretti al Cairo, per essere più vicini alle spoglie dei loro cari, qualora vengano recuperate.

Negli Stati Uniti, dopo Donald Trump, anche Hillary Clinton ha affermato che si tratta di qualcosa che "sembra proprio terrorismo". Solo la Casa Bianca, al momento, frena: "Troppo presto per dire cosa possa aver causato" l'incidente aereo. L'Egitto presiederà la commissione d'inchiesta, esperti di Airbus sono partiti dalla sede del consorzio, a Tolosa, diretti al Cairo per appoggiare le indagini. Dall'Egitto, il ministro dell'Aviazione civile Sherif Fathi si è sbilanciato: "la possibilità che si sia trattato di un atto terroristico è più forte di quella del guasto tecnico".

Dopo il caso del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni massacrato al Cairo e dopo tutti i mesi trascorsi fra l'incidente del 31 ottobre all'aereo russo nella penisola del Sinai (224 vittime) e l'ammissione del presidente egiziano Sisi che si trattava di terrorismo (a fine febbraio), molti sono i timori sulla credibilità e l'efficacia egiziana in un'inchiesta così difficile.

sda-ats

 Tutte le notizie in breve