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Markus Ritter, presidente dell'Unione svizzera dei contadini (USC).

KEYSTONE/LUKAS LEHMANN

(sda-ats)

Gli agricoltori e allevatori svizzeri non sono avidi: lo afferma il presidente dell'Unione svizzera dei contadini (USC) Markus Ritter, che non vede nemmeno problemi di immagine dopo gli ultimi sviluppi legati al consigliere federale Guy Parmelin.

"Il nostro obiettivo è unicamente quello di continuare a ricevere il sostegno avuto finora: senza di questo l'agricoltura svizzera non più sopravvivere", afferma Ritter in un'intervista pubblicata dalla Nordwestschweiz e dalla Südostschweiz.

Quello contadino è l'unico settore della spesa pubblica in cui le uscite da anni non aumentano, fa presente il consigliere nazionale (PPD/SG). "Abbiamo solo chiesto i soldi che il governo e il parlamento ci avevano promesso nell'ultima riforma dell'agricoltura". Nella questione dell'imposizione della tassazione dei fondi agricoli i contadini chiedono unicamente di essere trattati in modo uguale ad altri privati, come peraltro avveniva fino al 2011.

Ritter dice anche di essere fiero che la lobby agricola sia la meglio organizzata della politica svizzera: in parlamento siedono contadini di ben cinque partiti, sottolinea il deputato, vale a dire Verdi, PPD, PBD, PLR e UDC. L'aiuto reciproco è nel DNA di chi opera nel ramo e questo è visibile anche in parlamento.

Il presidente dell'USC non crede che il suo settore sia confrontato con problemi di immagine: al contrario, i sondaggi attestano sempre un'elevata popolarità. E nega che la sua organizzazione eserciti pressioni su parlamentari. "Sono dicerie messe in circolazione da chi perde le votazioni: in questi casi svolge un ruolo l'invidia degli altri gruppi di interesse". Molti di questi ingaggiano lobbisti molto cari ma che hanno molto meno successo dell'USC, si dice convinto Ritter.

sda-ats

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