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La soluzione proposta comprende un supplemento di 70 franchi sulla rendita AVS e l'aumento del tetto massimo per i coniugi dal 150% al 155% (foto simbolica d'archivio).

KEYSTONE/GAETAN BALLY

(sda-ats)

Il previsto abbassamento dal 6,8% al 6% del tasso di conversione - che serve a calcolare le rendite pensionistiche - va compensato con un rafforzamento dell'AVS.

Lo ha deciso ieri in tarda serata la Conferenza di conciliazione discutendo le divergenze che ancora opponevano le due Camere del Parlamento in merito alla riforma Previdenza per la vecchiaia 2020.

Con 14 voti contro 12, l'ha quindi spuntata la versione del Consiglio degli Stati, e sostenuta dal PPD nonché dallo schieramento rosso-verde, che hanno sempre voluto agire nell'ambito del Primo Pilastro. La soluzione proposta comprende un supplemento di 70 franchi sulla rendita AVS e l'aumento del tetto massimo per i coniugi dal 150% al 155%.

Bocciata dunque l'opzione fin qui difesa dal Consiglio nazionale, e appoggiata da UDC, PLR e PVL. La soluzione per la Camera del popolo risiedeva nell'aumento dei prelievi salariali, tramite una modifica delle aliquote per gli accrediti di vecchiaia e la completa soppressione della deduzione di coordinamento.

La Conferenza di conciliazione ha invece approvato - con 14 voti contro 10 e 2 astensioni - le proposte del Nazionale per quel che concerne l'aumento dell'Imposta sul valore aggiunto (IVA), che sarà limitato a 0,6 punti. I "senatori" avrebbero invece voluto un aumento dell'IVA di un punto percentuale.

L'incremento avverrà a tappe ma inizialmente il tasso rimarrà invariato: nel 2018 terminerà infatti il supplemento di 0,4 punti dell'IVA destinato all'AI per il suo risanamento. Contemporaneamente entrerà in vigore un aumento di 0,1 punti attribuito alla ferrovia (decisione presa nell'ambito del progetto FAIF) e di 0,3 punti assegnati proprio all'AVS.

Un secondo incremento di 0,3 punti sarà effettivo quando l'età pensionabile delle donne avrà raggiunto 65 anni (ossia tre anni dopo l'entrata in vigore della riforma, come già deciso nelle passate sedute).

Le soluzioni uscite ieri sera dalla Conferenza di conciliazione saranno sottoposte domani al voto separatamente nelle due camere. Da notare che l'aumento delle rendite AVS richiede una maggioranza qualificata, ossia, al Nazionale, di 101 voti. Suffragi che non saranno facili da ottenere.

Per far sì che tale soluzione venga accettata dal Nazionale, il PPD e la sinistra (che in seno alla Conferenza di conciliazione dispongono della maggioranza) necessitano del consenso di una decina di consiglieri nazionali che hanno finora votato l'altra variante (ossia UDC, PLR e PVL). Tali voti potrebbero venire dai Verdi liberali e dalla lobby contadina. Lunedì, il direttore dell'Unione svizzera dei contadini (USC), il consigliere nazionale Jacques Bourgeois (PLR/FR), si è del resto astenuto.

Se il Parlamento approverà la riforma delle pensioni (la bocciatura anche in una sola camera comporta l'affossamento dell'intero progetto), l'ultima parola, come sempre in caso di modifiche costituzionali, spetterà al popolo. La votazione dovrebbe tenersi il prossimo 24 settembre.

SDA-ATS