Previdenza 2020 agli Stati, "sicurezza alimentare" al Nazionale


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Riprende oggi al Consiglio degli Stati l'esame parlamentare della riforma Previdenza per la vecchiaia 2020.

KEYSTONE/ANTHONY ANEX

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Riprende oggi al Consiglio degli Stati l'esame parlamentare della riforma Previdenza per la vecchiaia 2020. Giovedì scorso, la commissione preparatoria ha proposto di mantenere praticamente tutte le divergenze ancora esistenti tra le due Camere.

La Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati (CSSS-S) si è infatti mostrata irremovibile nel voler compensare tale abbassamento con un supplemento di 70 franchi sulla rendita AVS e l'aumento del tetto massimo per i coniugi dal 150 al 155%. Tali misure andrebbero finanziate con un aumento dell'IVA dell'1% (il Nazionale propone lo 0,6%).

Una minoranza chiederà oggi al plenum di limitare la concessione dei 70 franchi supplementari ai ceti più bassi (fino a un reddito di 42'000 franchi). Un'altra minoranza vorrebbe invece che la camera si allineasse alle decisioni del Nazionale che chiede una compensazione nell'ambito della previdenza professionale, sistema più liberale rispetto all'AVS poiché la rendita pensionistica è calcolata in base ai contributi versati durante l'attività lavorativa.

La soluzione per la Camera del popolo risiede nell'aumento dei prelievi salariali, tramite una modifica delle aliquote per gli accrediti di vecchiaia e la soppressione della deduzione di coordinamento.

I "senatori" dovrebbe anche ribadire la loro opposizione ai tagli riguardanti le rendite per vedove/i e gli orfani. È pure atteso un nuovo "no" alla proposta del Nazionale di aumentare automaticamente fino a 67 anni l'età pensionabile in caso di ristrettezze finanziare dell'AVS.

Al Consiglio nazionale la seduta inizierà con la discussione sull'iniziativa popolare "Per la sicurezza alimentare" e sul relativo controprogetto. Dopo aver approvato il testo in prima lettura, gli Stati oggi dovrebbero raccomandarne la bocciatura a favore del controprogetto elaborato dagli Stati.

Durante il dibattito alla Camera dei cantoni diversi "senatori" avevano sostenuto la necessità di affrontare il tema della sicurezza alimentare con una formulazione più precisa e univoca di quella dell'iniziativa popolare, non lasciando se possibile spazio a interpretazioni divergenti.

L'iniziativa così come formulata, avevano sostenuto vari oratori sia di destra che di sinistra, contiene aspetti protezionistici e rischia di mettere gli uni contro gli altri i contadini di pianura e di montagna. Oltre a ciò pone l'accento sulla cultura intensiva, un elemento che cozza contro la politica agricola attuale della Confederazione.

Da qui l'idea di un controprogetto che tenga conto di alcuni aspetti dell'iniziativa, ma non contenga elementi né orientati al passato né protezionistici ed eviti di porre sotto tutela i consumatori.

L'iniziativa "Per la sicurezza alimentare" è stata lanciata dall'Unione svizzera dei contadini quale reazione alla Politica agricola 2014-2017 votata dal Parlamento. Il comitato promotore ha raccolto 147'812 firme valide in soli tre mesi.

Formalmente riuscita nell'agosto del 2014, il testo chiede alla Confederazione di rafforzare l'approvvigionamento della popolazione con derrate alimentari provenienti da una produzione indigena sostenibile. A tale scopo, le autorità federali devono fra l'altro adottare provvedimenti efficaci contro la perdita di terreni coltivabili.

SDA-ATS

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