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Il consigliere nazionale socialista Cédric Wermuth (AG). Foto d'archivio.

KEYSTONE/ALESSANDRO DELLA VALLE

(sda-ats)

Le Camere federali dovranno negare la garanzia federale alle norme introdotte nella costituzione ticinese dall'iniziativa popolare "Prima i nostri".

Ne è convinto il consigliere nazionale socialista Cédric Wermuth (AG), membro della Commissione delle istituzioni politiche della camera del popolo.

"Il parlamento non potrà fare nient'altro che negare la garanzia federale", afferma il deputato 30enne in dichiarazioni rilasciate al "Blick".

A suo avviso l'iniziativa dell'UDC ticinese - approvata domenica dal popolo con il 58,0% di sì - viola due volte il diritto federale. Da una parte rappresenta un'ingerenza nella politica estera, che è di competenza di Berna, e dall'altra è contraria all'accordo di libera circolazione delle persone, spiega il socialista che è anche membro del Partito Democratico, in quanto di doppia nazionalità elvetico-italiana.

Secondo Wermuth - che in passato è diventato assai noto a livello nazionale quale vulcanico segretario centrale della Gioventù socialista - "non può essere che noi a Berna arriviamo alla conclusione che una preferenza nazionale non va bene e un paio di giorni dopo il Ticino introduce una clausola di questo tipo".

Le parole di Wemuth non sorprendono gli esponenti dell'UDC. Quello che pensano i deputati come lui delle decisioni prese dal popolo si è ben visto la settimana scorsa, osserva il capogruppo Adrian Amstutz (BE). "Insieme con alcuni raccomandati PLR la sinistra sta lavorando a imporre una dittatura delle élite per la quale le decisioni prese democraticamente non valgono un fico secco se non sono in linea con la loro opinione", taglia corto il consigliere nazionale.

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SDA-ATS