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Dopo il trapianto riuscito di isole del pancreas tra topi e ratti si pensa alla possibilità di utilizzare la tecnica in futuro nell'uomo.

Keystone/AP/ROBERT F. BUKATY

(sda-ats)

Successo per il primo trapianto di organi coltivati in una specie diversa. Le isole del pancreas di un topo sono state fatte crescere in un ratto sano, e poi trasferite in topi diabetici, in cui hanno funzionato normalmente e a lungo, senza rischio di rigetto.

Dopo questa prova di principio, che dimostra fattibilità e sicurezza della tecnica, si pensa alle possibilità di utilizzarla in futuro nell'uomo. Lo annuncia sulla rivista Nature il gruppo dell'università di Tokyo guidato da Hiromitsu Nakauchi.

Il primo passo è stato iniettare le cellule staminali pluripotenti (che possono diventare qualsiasi tipo di cellula) dei topi in embrioni di ratto, geneticamente programmati per non far crescere il proprio pancreas e perciò costretti ad affidarsi alle cellule del topo per lo sviluppo dell'organo.

Una volta che i ratti sono nati e le staminali si sono sviluppate in isole pancreatiche, ossia nelle cellule capaci di produrre insulina. I ricercatori le hanno prelevate dal ratto e trapiantate in topi geneticamente compatibili con le staminali e fatti diventare diabetici, dove hanno funzionato normalmente, mantenendo ai giusti livelli lo zucchero nel sangue per oltre un anno.

Tutto questo limitando la necessità di una terapia antirigetto ai primi cinque giorni dopo il trapianto. Questa compatibilità è resa possibile perché le cellule del topo sono state iniettate nel ratto quando era allo stato embrionale, prima che sviluppasse una tolleranza immunitaria, cioè il periodo dello sviluppo in cui il sistema immunitario è allenato a riconoscere i propri tessuti come parte di sé.

Dopo circa 10 mesi dal trapianto i ricercatori hanno rimosso le isole da un gruppo di topi, scoprendo che il loro sistema immunitario aveva eliminato le cellule dei ratti. ''Il che è molto promettente pensando ad un futuro trapianto nell'uomo di organi cresciuti negli animali, perché suggerisce che ogni cellula animale possa essere eliminata dal sistema immunitario del paziente dopo il trapianto'', commenta Nakauchi. Non sono inoltre stati osservati segni di formazione di tumori o altre anomalie causate dalle staminali dei topi.

SDA-ATS