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Il presidente russo Vladimir Putin (foto d'archivio).

Keystone/EPA SPUTNIK / POOL/MIKHAEL KLIMENTYEV / KREMLIN / POOL

(sda-ats)

Prima erano solo voci. Vladimir Putin, si diceva, starebbe pensando ad anticipare al 2017 le elezioni presidenziali, altrimenti in calendario per l'anno successivo. Ora, per la prima volta, spuntano indizi tangibili.

E guarda a caso dopo la vittoria a valanga di domenica scorsa alle legislative. La rivista New Times ha infatti spulciato il sito del ministero delle Finanze rinvenendo una lettera firmata dal primo vice ministro - del 21 luglio 2016 - in cui spunta un finanziamento alla Commissione Elettorale Centrale russa, pari a oltre 14 miliardi di rubli (oltre 190 milioni di euro), "per l'organizzazione e conduzione delle elezioni del presidente della Federazione Russa nel 2017".

Mentre per il 2018 il finanziamento è pari a soli 500 milioni di rubli. Una stranezza, visto che quello dovrebbe appunto essere l'anno della contesa al Cremlino. La rivista prende anche in considerazione l'ipotesi di un semplice errore formale, magari di trascrizione, ma la scarta immediatamente in virtù di un separato stanziamento di 2,5 miliardi di rubli per il sistema informatico di conteggio dei voti, sempre per il 2017. E come in ogni 'noir' che si rispetti, due indizi fanno una prova.

Alcuni cremlinologi, d'altra parte, lo andavano dicendo da tempo: Putin vuole giocare d'anticipo, per mettere in sicurezza l'elezione prima che i pessimi dati economici costringano il governo a varare riforme pesanti e impopolari. In campo fiscale, ad esempio.

Il ministero delle Finanze ha avanzato una proposta - intercettata dal quotidiano Vedomosti - di aumentare dal 2017 i contributi previdenziali per i lavoratori. Il portavoce del Cremlino ha confermato che il presidente "è a conoscenza di questi piani" ma che restano "prerogativa del governo". E comunque diverse fonti hanno sottolineato come sia "improbabile" che questi aumenti scattino già 2017.

Per concludere il ragionamento un altro dato: i fondi sovrani di riserva del Paese, che stanno tenendo in vita il bilancio federali altrimenti destinato ad essere falcidiato, verranno esauriti tra il 2017 e il 2018, a seconda dei risultati delle privatizzazione e del prezzo del petrolio.

A quel punto la Russia sarà a secco. Meglio dunque non correre rischi e sfruttare la fiducia che ancora il Paese sembra accordare allo 'zar', pur al netto dell'affluenza ai minimi storici registrata domenica scorsa, sintomo di una generale rassegnazione allo status quo. "Nel 2017 - conclude New Times - ci attendono le elezioni presidenziali, al Cremlino basta solo trovare un pretesto".

sda-ats

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