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Il robot chirurgico Da Vinci XI presentato all'Ospedale universitario di Ginevra (foto del 2015)

Keystone/MARTIAL TREZZINI

(sda-ats)

I robot cominciano a studiare per prepararsi a lavorare al fianco dell'uomo.

Si parte con le "lezioni" di agilità, per imparare a compiere movimenti fluidi in modo quasi umano, e poi si prosegue con studi più complessi mirati a sviluppare intuito e sesto senso, per anticipare le intenzioni dell'uomo.

Gli insegnanti d'eccezione sono i ricercatori del Politecnico di Milano, che nel laboratorio NearLab di neuroingegneria e robotica medica stanno già addestrando i primi robot infermieri che fra pochi anni affiancheranno i chirurghi in sala operatoria.

''I robot potranno davvero cambiare il nostro modo di lavorare'', spiega la ricercatrice Elena De Momi. ''Non sostituiranno l'uomo, ma lo affiancheranno nei compiti più ripetitivi, alleggerendone i carichi di lavoro e lasciandolo più libero di concentrarsi sui compiti che richiedono più creatività''. Questo accadrà anche nelle sale operatorie, dove i chirurghi potranno contare su nuovi robot infermieri, dei veri strumentisti di sala operatoria pronti a passare al medico i ferri chirurgici durante gli interventi.

''Per ora siamo riusciti ad addestrare un braccio robotico a compiere movimenti fluidi in modo quasi umano, affinché possa interagire con l'uomo senza disturbarlo'', precisa De Momi. ''In futuro svilupperemo la loro intelligenza in modo che possano anticipare le azioni dell'uomo, così da passare lo strumento giusto al momento giusto, riducendo i margini di errore e ottimizzando le procedure''.

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SDA-ATS