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Scene di guerriglia urbana hanno sconvolto la periferia di Mosca. Centinaia di persone armate di bastoni e spranghe, ma anche di pistole e kalashnikov, si sono affrontate davanti al camposanto di Khovanskoe,

Hanno seminato il caos nel quartiere che ospita il cimitero più grande d'Europa, un gigante di 200 ettari con oltre un milione di sepolture.

Le violenze sono costate la vita ad almeno tre persone, e a scatenarle - stando al ministero dell'Interno russo - sarebbe stata una disputa tra due gruppi sulle zone di influenza nei servizi di pulizia e manutenzione del colossale cimitero o addirittura su chi debba controllare questo business.

Ma che cosa sia successo realmente non è ancora del tutto chiaro. L'unico punto su cui tutti sembrano concordare è che agli scontri hanno partecipato per lo più immigrati delle repubbliche centroasiatiche e persone di origine caucasica. Una mega rissa che ha coinvolto tra 200 e 400 persone, oltre 100 delle quali già finite in manette.

Per la polizia non è stato facile mettere fine alle violenze e gli agenti sono stati costretti a sparare dei colpi d'avvertimento in aria per cercare di riportare l'ordine. Due dei tre morti sarebbero stati uccisi da un gruppetto di tre fuggitivi che cercavano di lasciare il campo di battaglia su un'auto con a bordo delle pistole: questa almeno è la versione della polizia, ma secondo una fonte medica sentita dall'agenzia Interfax, la metà dei 26 ricoverati negli ospedali della capitale russa dopo i combattimenti ha delle ferite da arma da fuoco. Da parte loro le autorità sanitarie di Mosca non si pronunciano sulla natura delle ferite, ma snocciolano numeri simili a quelli forniti dell'agenzia: 29 ricoverati, quattro dei quali versano in gravi condizioni. Il bilancio dei morti potrebbe insomma essere destinato ad aumentare.

Secondo una fonte della polizia, dietro gli scontri di massa ci sarebbe il tentativo di un gruppo di criminali di origine caucasica (ceceni e daghestani) di imporre ai tagiki e agli uzbeki che lavorano nel cimitero il pagamento di una quota fissa della loro retribuzione: un sopruso a cui gli immigrati asiatici avrebbero reagito imbracciando come armi vanghe, spranghe e bastoni. I due gruppi, secondo un'altra fonte, si erano letteralmente dati appuntamento davanti al cimitero per risolvere la questione con una "strelka", la resa dei conti nel gergo criminale locale, una sfida che è finita nel sangue. I caucasici sarebbero arrivati nella zona del camposanto su una quindicina di auto, ma una volta capito che stavano per avere la peggio, avrebbero battuto precipitosamente in ritirata proprio su quelle stesse auto sparando all'impazzata dai finestrini per farsi largo mentre gli operai asiatici gli sbarravano ogni via di fuga.

La versione del "pizzo" trova conferma nelle parole del presidente del movimento panrusso dei lavoratori migranti tagiki, Karomat Sharipov: "Dei rappresentanti della criminalità organizzata - racconta - si sono presentati dai cittadini tagiki che lavorano da molto tempo nel cimitero, e sono circa un'ottantina, e hanno chiesto di aumentare dal 10 al 20% la quota dei loro redditi che devono cedere a questi delinquenti". Un'ulteriore fonte della polizia sostiene che nessuno di quelli che hanno preso parte agli scontri lavora ufficialmente nel cimitero di Khovanskoe e che si tratta di persone che eseguono piccoli lavoretti per tenere pulite e in ordine le tombe ricevendo in cambio soldi dai parenti dei defunti. In attesa che si faccia chiarezza, il sindaco di Mosca Serghiei Sobianin ha promesso che "nessuno dei colpevoli resterà impunito". E l'ondata di arresti continua.

sda-ats

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