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L'azienda rischia

KEYSTONE/AP/AHN YOUNG-JOON

(sda-ats)

Il capo della divisione "mobile" di Samsung Electronics, Koh Dong-jin, ha promesso un'accurata indagine per far luce sui malfunzionamenti del Galaxy Note 7 e di ripristinare la fiducia verso i prodotti della compagnia che valgono circa il 2% dell'export di Seul.

La "scossa" di Koh è stata inviata martedì ai dipendenti del colosso hi-tech sudcoreano in un'email dal titolo "una lettera ai nostri dirigenti e componenti di staff", nello stesso giorno dell'annuncio shock sullo stop a produzione e vendita dello smartphone di punta in portafoglio, finito nel ciclone per il rischio d'incendio della batteria. Il manager, secondo i media di Seul, intravvedeva le pesanti conseguenze all'orizzonte.

Oggi il gruppo ha dovuto comunicare la revisione al ribasso delle stime sui dati del terzo trimestre, annunciandola in una nota sollecitata dalle autorità di Borsa: l'utile operativo è aggiornato a 5.200 miliardi di won (4,63 miliardi di dollari) dai precedenti 7.000 miliardi, con vendite a 47.000 miliardi contro 49.000. La debacle del Note 7 potrebbe costare oneri immediati di un miliardo di dollari, secondo gli analisti.

Il titolo alla Borsa di Seul ha retto: all'indomani del tonfo dell'8,04%, il peggiore degli ultimi 8 anni, ha toccato oggi un minimo intraday a -3% prima di risalire e terminare a -0,65%.

Le incognite sono ora tutte sulle strategie da adottare per uscire da una crisi che mette a rischio l'economia non in ottima salute di un intero Paese, tanto da allarmare lo stesso governo.

Il ministro delle Finanze Yoo Il-ho ha detto che l'esecutivo segue "molto da vicino" la sua vicenda, mentre lo stop del Note 7 potrebbe - secondo fonti governative - avere un impatto pesante "sull'export del Paese". Samsung, Lg e Hyundai sono i più grandi conglomerati industriali sudcoreani a controllo familiare, noti come "chaebol", e insieme pesano ampiamente per oltre un terzo quanto a produzione e produttività nazionale.

I soli ricavi del gruppo Samsung valgono il 23% del Pil della Corea del Sud, in base ai dati diffusi nel 2014 dal ministero delle Finanze, mentre la divisione apparecchiature "mobile" del fiore all'occhiello Samsung Electronics vale il 2% dell'export nazionale. Con l'inciampo del Note 7, è verosimile che i margini finiscano ulteriormente sotto pressione, in aggiunta alla feroce concorrenza del principale rivale iPhone di Apple e alla domanda globale sempre più debole. Un anno atteso come "di tenuta" può diventare un incubo anche per l'economia sudcoreana.

Sulle turbolenze di Samsung, infatti, in Cina è scattata la corsa a "coprire gli spazi" apertisi. I media di Pechino l'hanno detto a chiare lettere: lo scenario può favorire la scalata "dei brand locali", come Huawei e OPPO, oltre al recupero di Apple.

Samsung Electronics ha annunciato il ritiro di tutti i suoi 190.984 Galaxy Note 7 venduti. Gli utenti possono chiedere la sostituzione con altri modelli oppure il rimborso, ha reso noto la General Administration of Quality Supervision, Inspection and Quarantine sul suo sito web, mentre i casi di surriscaldamento o incendi delle batterie registrati in Cina sono 20. Resta sempre attivo il consiglio: "se avete un Galaxy Note 7, non accendetelo e non caricatelo".

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SDA-ATS