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Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker

KEYSTONE/AP/DMITRY LOVETSKY

(sda-ats)

Guardare al futuro, con orgoglio e senza preoccuparsi troppo per quel presente fatto di sanzioni e crisi economica. Lo spirito del 20esimo forum economico internazionale di San Pietroburgo (Spief) sta tutto qui.

Una prova di forza, da parte della Russia, che punta sull'originale format del forum - incontri tra grande politica e grande impresa - per rilanciare la cooperazione internazionale. E se tutta l'attenzione è concentrata sull'intervento di domani dello 'zar' Vladimir Putin, Mosca incassa nella prima giornata di lavori l'apertura - con la condizionale - del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker: "Sono qui - ha detto - per costruire ponti".

Il numero uno dell'esecutivo Ue è intervenuto al fianco del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon al primo appuntamento decisivo dello Spief - "c'è chi non è felice per la mia presenza qui ma io lo sono" - per ribadire che Ue e Russia "devono dialogare" nonostante il regime sanzionatorio.

"Nelle prossime settimane - a luglio bisogna decidere sul rinnovo delle sanzioni, ndr - l'Ue terrà importanti meeting, passeremo ore a parlare della Russia… ecco, io credo che si debba anche parlare con la Russia".

Un passaggio molto applaudito dalla platea. Juncker, infatti, ha poi incontrato Putin in un bilaterale in cui, secondo i russi, si è parlato del "futuro delle relazioni fra Ue e Mosca" ma non di "sanzioni" (per quanto Juncker abbia invece annunciato il contrario). Fin qui i ponti.

Poi i puntini sulle 'i'. "Le azioni della Russia in Ucraina - ha ammonito Juncker - hanno scosso le fondamenta della sicurezza in Europa: sono azioni che non possono essere ignorate. Il nostro percorso di dialogo inizia con la totale implementazione degli accordi di Minsk: su Minsk l'Ue è unita e così è il G7. Un'Ucraina stabile e democratica è nell'interessa della Russia e della sua economia".

Fissati i paletti dell'operazione "ricucitura" - l'Europa d'altra parte ha dovuto fare i conti con una serie di crisi, l'ultima delle quali si chiama Brexit, e non ne ha bisogno di altre, tanto meno, appunto, quella dell'uscita della Gran Bretagna dal club dei 28, che per quanto da evitare "non metterebbe a rischio la vita dell'Ue" - al forum si sono registrati altri 'posizionamenti' favorevoli al disgelo sulla rotta Mosca-Bruxelles.

L'ex presidente francese Nicolas Sarkozy ha definito l'idea d'integrare l'Ucraina nella Nato "un errore" e ha promesso che presto farà "proposte al riguardo". Sarkozy ha poi sottolineato che Europa e Russia devono lavorare insieme, "mano nella mano", e una nuova guerra fredda "non è nell'interesse dell'Europa".

Il punto è che tra gli operatori economici si respira ormai la volontà di tornare al 'business as usual' e di cogliere tutte le opportunità che la nuova politica industriale del governo ha varato. Un fedelissimo di Putin come l'ex ministro delle Finanze Alexei Kudrin - ora consulente del presidente sulla riforme economiche - ha per esempio detto che la Russia deve smettere di usare l'energia come una "leva politica" e concentrarsi sulle misure per dare fiato "alla classe medio-bassa", la più colpita dalla crisi.

L'aspetto economico non è secondario. La Russia si aspetta di firmare in questi giorni intese per un controvalore pari a "miliardi di euro" e l'Italia è in prima fila, unico paese ad avere allo Spief un padiglione proprio.

sda-ats

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