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Nadia Savchenko, la top gun ucraina.

Keystone/EPA/SERGEY DOLZHENKO

(sda-ats)

Appena due giorni dopo essere stata liberata in uno scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev, la top gun Nadia Savchenko fa subito sapere di puntare in alto. Molto in alto: addirittura alla poltrona di presidente dell'Ucraina.

Quella su cui adesso siede, non troppo comodamente, proprio quel Petro Poroshenko che ha cercato in tutti i modi di sfruttare la scarcerazione della 35enne per recuperare qualche punto di consenso popolare.

"Ucraini, se volete che io sia presidente, allora sarò presidente", ha dichiarato l'ex pilota di elicotteri che ha combattuto nel Donbass con il controverso battaglione 'Aidar'. "Io vorrei volare, ma per l'Ucraina farò ciò che serve, non importa dove difendere la patria", ha poi aggiunto in una conferenza stampa a Kiev imbottita di retorica. Salvo sorprese, alle presidenziali mancano ancora tre anni, e quindi l'ambizioso obiettivo annunciato da Savchenko dovrebbe essere di lungo termine.

Nel frattempo la carismatica militare potrebbe però sconvolgere come un terremoto la politica ucraina. Poroshenko l'ha fatta tornare a Kiev sull'aereo presidenziale, le ha conferito la Stella d'oro di Eroe nazionale e si è vantato su Twitter di essere stato il primo ad accoglierla "sul suolo ucraino".

Lei in cambio non ha neanche ringraziato l'oligarca 're del cioccolato' per i lunghi negoziati che hanno portato alla sua liberazione dopo due anni dietro le sbarre in Russia e una condanna a 22 anni in un controverso processo dietro il quale molti analisti vedono lo zampino del Cremlino. E non è stato certo migliore il trattamento riservato a Iulia Timoshenko, la leader del partito 'Patria' nelle cui liste Savchenko è stata eletta in parlamento due anni fa, quando era già in mano ai russi. L'ex premier è arrivata in aeroporto con la madre e la sorella della militare, ma questa non ha neanche accettato i fiori che la 'pasionaria' della Rivoluzione arancione voleva regalarle.

Secondo molti, le due potrebbero non andare d'accordo. Hanno in comune l'esperienza del carcere per condanne probabilmente di matrice politica, e gli scioperi della fame come strumento di protesta. Ma due 'Giovanne D'Arco' per Kiev rischiano di essere troppe, e così c'è già chi ipotizza che Savchenko lasci il partito di Timoshenko per fondarne uno tutto suo, o che crei un proprio corpo di volontari per combattere nel Donbass. Un'altra ipotesi è che la top gun si allei con Samopomich: il "partito dei volti nuovi" vera rivelazione delle legislative del 2014 che nello sfilacciato universo dei partiti pro-occidentali ucraini ha preso le distanze sia da Poroshenko sia da Timoshenko.

Mentre sogna la presidenza, Savchenko si prepara a diventare a tutti gli effetti una deputata con l'elmetto. Oggi ha promesso che farà tutto il possibile per liberare gli ucraini prigionieri dei separatisti e quelli "detenuti illegalmente in Russia", e per sconfiggere la piaga della corruzione nell'esercito.

Poi ha difeso i volontari del suo battaglione, quel famigerato 'Aidar' accusato da Amnesty International di violazioni dei diritti umani dove lei si era arruolata in fanteria pur di combattere: "Non sono stati dei santi" ma "i ragazzi sono bravi e ci sono tanti patrioti", ha detto accusando i reporter di fare domande stando seduti "sul divano". Le parole più dure le ha però riservate a Putin: "È una zecca", ha tuonato.

sda-ats

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