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La Svizzera ha fatto progressi rispetto agli anni dei CD bancari rubati, secondo l'OCSE

Keystone/DPA DC/Sascha Schuermann/ddp

(sda-ats)

La Svizzera soddisfa "ampiamente" le esigenze dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in materia di assistenza amministrativa in ambito fiscale.

Lo comunica oggi il Dipartimento federale delle finanze (DFF) rendendo note le valutazioni del cosiddetto Forum globale che, oltre a considerare le basi giuridiche, ha analizzato come la Confederazione le abbia effettivamente tradotte in pratica.

"La valutazione positiva (largely compliant, ampiamente conforme, la seconda miglior nota) riflette i progressi compiuti negli scorsi anni dalla Svizzera nell'attuazione dello standard internazionale per lo scambio di informazioni su domanda", scrive il DFF in un comunicato.

Per il capo del Dipartimento Ueli Maurer, espressosi in una conferenza stampa a Berna, il voto positivo è un "passo importante". Una valutazione negativa e le sanzioni che ad essa sarebbero eventualmente state associate avrebbero costituito un rischio troppo serio per la piazza finanziaria svizzera. Stando al consigliere federale è stata riconosciuta la volontà elvetica di seguire gli standard internazionali.

Il Forum globale ha valutato positivamente soprattutto l'introduzione nella Legge sull'assistenza amministrativa fiscale (LAAF) di una disposizione derogatoria alla procedura di notifica per i contribuenti. La relativa revisione della LAAF, adottata dalle Camere federali nel marzo del 2014, prevede che la Confederazione possa concedere assistenza amministrativa fiscale senza aver prima informato il cliente qualora per i suoi presunti reati la prescrizione sia imminente o sussista il rischio di compromettere le indagini. La regola vale anche per le domande di assistenza raggruppate.

Il Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni in questioni fiscali verifica il rispetto dello standard internazionale tramite valutazioni tra Paesi (Peer Reviews). È stato creato nel quadro dei lavori dell'OCSE per la lotta contro i paradisi fiscali e riorganizzato nel 2009 a seguito di un appello del G20 per l'effettiva applicazione degli standard in questione. È composto di 135 membri, tra cui la Svizzera, che fa pure parte della cerchia ristretta dei Paesi rappresentati nel comitato direttivo (18 membri) e nel gruppo Peer Review (30 membri).

L'ente di controllo ha giudicato positivamente anche l'ampliamento della rete di convenzioni per evitare le doppie imposizioni (CDI) tra Berna e altri Stati conformi allo standard per lo scambio di informazioni. È stato pure valutato favorevolmente il potenziamento delle risorse umane effettuato nell'amministrazione federale per assicurare uno scambio di informazioni efficace. In questo modo le risposte possono essere fornite più rapidamente.

Il Forum critica invece le azioni al portatore, titoli per cui all'azienda non sono noti i nomi degli azionisti. La Svizzera dovrebbe rendere i meccanismi di identificazione più efficaci, denuncia l'ente, che auspica pure miglioramenti riguardo alle richieste che fanno capo a dati rubati.

Attualmente la Svizzera infatti non concede assistenza in questi casi. Cosciente delle crescenti critiche internazionali (anche dello stesso Forum globale), il Consiglio federale è corso ai ripari. Contrariamente a quanto avvenuto nel 2013, quando abbandonò un progetto dopo la procedura di consultazione, lo scorso 10 giugno il governo ha licenziato una nuova revisione della LAAF: a determinate condizioni, l'assistenza amministrativa fiscale potrà essere concessa a uno Stato estero anche se la richiesta si basa su dati bancari sottratti illegalmente.

Stando ad Adrian Hug, direttore dell'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC), la decisione dell'esecutivo ha sicuramente giocato un ruolo nel verdetto del Forum globale, ma è difficile stabilire se sia stata decisiva oppure no. Maurer ha colto l'occasione per mettere in guardia il parlamento su una bocciatura della revisione della legge, che "non porterebbe da nessuna parte".

La problematica si era acuita lo scorso anno dopo la diffusione su larga scala, anche nei media, della cosiddetta "lista Falciani", un elenco di dati bancari rubati dall'informatico Hervé Falciani nell'istituto in cui lavorava, l'HSBC di Ginevra. A ciò si è recentemente aggiunto il caso dei "Panama Papers".

Gli Stati esteri, in primis l'India, sostengono di essere in buona fede quando si rivolgono a Berna facendo riferimento alla "lista Falciani" dal momento che non hanno attivamente incoraggiato il furto di dati, ma semplicemente chiesto assistenza in base all'Accordo sullo scambio internazionale di informazioni in materia fiscale.

La valutazione ottenuta dalla Svizzera corrisponde a quella assegnata ad altre importanti piazze finanziarie come Singapore, Hong Kong e Liechtenstein.

La Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI) giudica in modo positivo la nota del Forum: "La decisione riconosce gli sforzi della Svizzera per adempiere lo standard internazionale in materia di scambio di informazioni su domanda", si legge in una sua nota. Il direttore della SFI Jörg Gasser ha parlato di una "riuscita" della Svizzera, che così "rafforza considerevolmente la credibilità e la reputazione della sua piazza finanziaria".

Le valutazioni tra Paesi si svolgono in due fasi: la prima è un'analisi del quadro normativo nello Stato oggetto di verifica, mentre la seconda, alla quale la Svizzera è stata ammessa nel 2015, valuta l'efficienza dello scambio di informazioni su richiesta nella pratica. La valutazione tra pari si conclude con l'assegnazione di un giudizio complessivo.

Il Lussemburgo, essenzialmente proprio a causa della prassi restrittiva riguardo alle domande fondate su dati rubati, ha ottenuto la valutazione complessiva "non conforme". Un tale voto negativo offre ai Paesi la giustificazione per adottare sanzioni economiche. Un fatto che ha ulteriormente motivato il Consiglio federale a elaborare una revisione della LAAF.

La Svizzera aveva superato la prima fase dell'esame solo in seconda battuta, nel 2015, dopo essere stata bocciata nel 2011. Allora Berna aveva agito soprattutto inasprendo le regole in merito al riciclaggio di denaro. La seconda fase era iniziata lo scorso primo ottobre.

Entro fine anno avrà inizio un nuovo ciclo di valutazione. Il suo avvio per la Svizzera è previsto per la fine 2018. Contrariamente a quanto avvenuto sinora, saranno giudicate anche le domande raggruppate, così come l'identificazione dei beneficiari effettivi e la qualità delle domande di assistenza amministrativa presentate dai Paesi.

In un comunicato, Alliance Sud (Comunità di lavoro che riunisce Swissaid, Sacrificio quaresimale, Pane per tutti, Helvetas, Caritas e Aiuto delle Chiese evangeliche della Svizzera) denuncia la doppia morale della Confederazione che, a suo dire, limita la politica del "denaro pulito" ai Paesi industrializzati. Quelli in via di sviluppo, da cui proviene "denaro sporco", si sarebbero distanziati dal Forum globale e avrebbero senz'altro dato un voto negativo alla Svizzera.

sda-ats

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