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Gli editori privati si lamentano da anni della concorrenza che la Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR fa ai loro prodotti (foto d'archivio).

Keystone/WALTER BIERI

(sda-ats)

Rappresentati dell'associazione dei media privati della Svizzera tedesca Schweizer Medien e della SSR hanno ribadito i rispettivi punti di vista contrastanti oggi a Berna, in una conferenza tenutasi in vista del dibattito parlamentare sul servizio pubblico.

Gli editori privati si lamentano da anni della concorrenza che la Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR fa ai loro prodotti: vorrebbero che l'ente pubblico si concentrasse sui compiti di base previsti dal suo mandato e si oppongono alle asserite sue mire "espansionistiche".

Da parte sua la SSR, la cui concessione giunge a scadenza a fine 2017, si vede come un ente pubblico producente trasmissioni che a suo avviso non sarebbero redditizie per media privati. Il pomo della discordia riguarda la fetta di torta pubblicitaria che deve esserle concessa.

Lo scorso 17 giugno, il Consiglio federale ha approvato e pubblicato un rapporto sul mandato dell'ente radiotelevisivo pubblico, subito contestato da editori e partiti di destra (UDC e PLR, mentre il PPD si è schierato con la sua ministra delle comunicazioni Doris Leuthard). Il governo rileva che la Svizzera, per ragioni sociopolitiche e di democrazia, ha bisogno di un'offerta di servizio pubblico indipendente nel settore radiotelevisivo e su internet.

L'esecutivo punta, per il suo finanziamento, su un modello misto comprendente il canone, alla cui abolizione si oppone, e la pubblicità. Il Consiglio federale ha mantenuto il divieto, per il servizio pubblico, della réclame online per i prossimi tre-cinque anni, come pure di lanciarsi nelle piccole inserzioni pubblicitarie e nelle piattaforme di e-commerce.

Il Consiglio degli Stati comincerà il dibattito sulla questione il prossimo 26 settembre, nell'ultima settimana di sessione. La sua commissione preparatoria, contrariamente a quella del Consiglio nazionale, non vuole forzare il governo a rivedere il suo rapporto.

A fine agosto, la commissione delle telecomunicazioni della Camera del popolo lo ha giudicato incompleto, ritenendo che non ponga abbastanza l'accento sugli ultimi sviluppi tecnologici. Ha dunque chiesto un rapporto complementare entro la fine dell'anno. Il governo - afferma - deve esaminare un modello che permetta alla SSR di intervenire solo nei settori che non possono essere coperti dai privati. Nel contempo, ha deciso di posticipare alla prossima primavera il grande dibattito sul servizio pubblico.

sda-ats

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