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La moschea della Comunità islamica El-Hidaje, a San Gallo-Winkeln

KEYSTONE/GIAN EHRENZELLER

(sda-ats)

Un 53enne serbo che nell'agosto 2014 aveva ucciso un uomo in una moschea di San Gallo per vendicare il fratello ammazzato una ventina di anni prima è stato condannato a 18 anni di prigione.

Il Tribunale distrettuale di San Gallo ha stabilito questa sera che si tratta di assassinio: il delitto è stato infatti pianificato e compiuto nei confronti di una persona inerme. Per il processo è stato allestito un imponente dispositivo di sicurezza.

Vittima e imputato sono entrambi uomini di origine kosovara immigrati in Svizzera. Il fatto di sangue è avvenuto durante la preghiera del venerdì alla moschea della Comunità islamica El-Hidaje, a San Gallo-Winkeln, il 22 agosto 2014.

Il 23 maggio 1997 il fratello dell'imputato era stato accoltellato durante una disputa per strada a Walenstadt (SG), dall'uomo poi ucciso a San Gallo, e aveva riportato ferite mortali. Lo stesso imputato era rimasto gravemente ferito.

L'accoltellatore si era poi subito costituito alla polizia. Due anni dopo era stato condannato dal tribunale distrettuale di Sargans per omicidio intenzionale con eccesso di legittima difesa a due anni di carcere. La stessa pena era stata inflitta per partecipazione a una rissa all'imputato.

Diciotto anni dopo l'imputato ha sparato a bruciapelo diversi colpi di pistola alla schiena della vittima mentre questi stava pregando. L'uomo è morto sul posto e lo sparatore è stato subito arrestato e posto in detenzione preventiva.

L'imputato non ha mai accettato il verdetto, ha detto il procuratore. Poche settimane prima del dramma, aveva incontrato la vittima in un mercato nel loro Paese d'origine, ed è allora che ha deciso di passare all'azione.

Per l'accusa, che ha chiesto una detenzione di 20 anni e un risarcimento di 270'000 franchi, l'uomo ha pianificato e eseguito l'omicidio senza scrupoli: si è quindi trattato di un'esecuzione.

La difesa ha invece sostenuto che l'uomo ha agito a seguito di un impeto provocato da un attacco psicotico: si è sentito perseguitato e si è recato alla moschea solo per parlare alla vittima. L'imputato, interrogato dal giudici, ha affermato di aver deciso di passare all'azione dieci minuti prima dell'atto. Per questo motivo, secondo i difensori, si è trattato di omicidio intenzionale e non assassinio. La pena richiesta era quindi di 10 anni.

sda-ats

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