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Edward Snowden

KEYSTONE/AP The Guardian/GLENN GREENWALD AND LAURA POITRAS

(sda-ats)

Edward Snowden volta le spalle alla Russia, attaccandola sui diritti umani e accusandola di essere dietro a molti dei cyberattacchi mossi agli Stati Uniti.

Affermazioni pesanti, nel momento in cui negli Usa montano le accuse al Cremlino di voler influenzare la campagna elettorale per le presidenziali americane, attraverso l'azione di hacker che avrebbero il compito di favorire Donald Trump, visto come il candidato più vicino a Putin.

E dire che la 'talpa' del 'Datagate' - lo scandalo che tanto imbarazzo ha creato per l'amministrazione Obama - è rifugiato proprio in Russia. E Mosca finora lo ha ospitato, vista l'impossibilità per Snowden di rientrare in patria dove rischia un processo per alto tradimento. Ma parlando con il Financial Times l'ex contractor della Cia non sembra mostrare riconoscenza.

Tutt'altro: punta il dito sui russi che - a suo dire - rappresentano una minaccia reale per il governo statunitense e sarebbero in particolare dietro alla fuga di informazioni segrete dalla National Security Agency (Nsa) verificatasi il mese scorso. Fuga i cui responsabili vengono individuati in un gruppo di hacker chiamato 'Shadow Brokers': "Non mi sembra opera di spie - spiega - ma l'azione suona come un avvertimento per dimostrare la vulnerabilità degli Stati Uniti".

Snowden non si pronuncia invece sugli attacchi hacker alla politica americana, a partire dalla campagna elettorale di Hillary Clinton, che tanto scalpore hanno suscitato nelle scorse settimane. E sugli attacchi stanno indagando Fbi e 007 sempre più convinti di un ruolo di Mosca nelle azioni. Come affermato da numerosi responsabili ed ex responsabili dell'intelligence Usa.

L'ex esperto della Cia critica duramente anche la censura online operata dal Cremlino: "Mosca è andata davvero oltre - afferma - nel mettere sotto controllo l'attività in rete dei suoi cittadini, in un modo del tutto non necessario, dannoso e aggressivo nei confronti dei diritti individuali e collettivi".

La 'talpa' più famosa d'America intanto, approfitta dell'intervista col Financial Times per tornare ad aprire ad un suo possibile rientro negli Stati Uniti, assicurando di essere ancora fedele al suo Paese. E giurando di non non avere molti contatti con la Russia. "Penso ancora di andarmene", spiega.

Ma la realtà è che al momento da Washington non arriva alcun segnale che lasci sperare in un ammorbidimento delle posizioni, che possa portare a un trattamento meno pesante nel caso la talpa dovesse rientrare in patria.

Snowden, 33 anni, è in fuga dagli Usa dal 2013, quando svelò al mondo il programma di spionaggio 'Prism' della potente Nsa, una sorta di Grande Orecchio che 'spia' milioni di persone in America e nel resto del mondo. Arrivò a Mosca passando da Hong Kong, portando con se' migliaia di documenti segreti trafugati dal database della Nsa.

L'accusa di spionaggio e tradimento rischiano di portare a una condanna pesantissima nei suoi confronti, fino a 30 di reclusione. I suoi legali hanno sempre detto di sperare in un gesto di clemenza da parte di Barack Obama prima della fine della sua presidenza.

sda-ats

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