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Jéròme Kerviel in una foto di sei anni fa

Keystone/EPA/LUCAS DOLEGA

(sda-ats)

Nuova puntata del lungo feuilleton giudiziario intorno a Jérôme Kerviel, l'ex trader che nel 2008 provocò alla Société Générale una perdita da 4,9 miliardi di euro con operazioni non autorizzate sui mercati.

Il tribunale del lavoro di Parigi ha condannato la banca a versargli un risarcimento da 450.000 euro, per un licenziamento che i giudici definiscono "senza giusta causa" e con condizioni "vessatorie".

Il licenziamento, datato 18 gennaio 2008 - spiega la sentenza - è avvenuto a causa di "fatti prescritti": SocGen era a loro parere "perfettamente al corrente delle operazioni fittizie" compiute da Kerviel per coprire le proprie posizioni prese senza autorizzazione, "ben prima" di metterlo alla porta.

In una nota, in cui definisce la decisione "scandalosa", la banca ha annunciato che farà appello contro la condanna. Esprime soddisfazione invece l'avvocato dell'ex trader, David Koubbi, secondo cui questo verdetto "manda in frantumi la favola raccontata dalla Société Générale fin dall'inizio".

Intanto, in parallelo prosegue l'iter del segmento civile del processo che oppone Kerviel e SocGen, in cui l'ex trader ha fatto appello contro l'esorbitante risarcimento da 4,9 miliardi di euro che sarebbe tenuto a versare secondo la sentenza di primo grado.

Una sentenza confermata in un primo appello ma bocciata dalla Cassazione, che ha ritenuto scorretta la decisione di attribuire al trader la responsabilità della maxi-perdita per intero, nonostante fossero emersi "errori commessi" dalla banca, che "hanno concorso allo sviluppo della frode e alle sue conseguenze finanziarie".

In ambito penale, invece, la Cassazione ha già confermato in via definitiva la condanna di Kerviel per abuso d'ufficio, falso e uso di falso, introduzione fraudolenta di dati in un sistema informatico.

sda-ats

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