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Grande attesa per il voto in Spagna

KEYSTONE/AP/PAUL WHITE

(sda-ats)

Si avvia verso un duello fra il premier uscente Mariano Rajoy, del Partito Pololare (PP) e il leader di Podemos Pablo Iglesias la corsa verso la Moncloa, il palazzo del governo spagnolo, che si gioca alle politiche anticipate del 26 giugno.

I sondaggi danno il partito post-indignado in continua ascesa. L'ultimo, pubblicato oggi da El Periodico, indica che fra Rajoy e Iglesias rimarrebbe ora solo uno scarto di 3 punti, 28% contro 25%. E sembra quasi un dato di fatto il sorpasso per l'egemonia a sinistra di Iglesias sul socialista Pedro Sanchez, dato al 21%, quasi tallonato da Ciudadanos di Albert Rivera al 15%.

L'attesissimo primo e unico dibattito in tv fra i quattro leader - storico perché dalla fine del franchismo c'erano stati solo duelli fra aspiranti democristiani (PP) e socialisti (PSOE), i due partiti che hanno governato il paese negli ultimi 40 anni - ha confermato la tendenza.

Per la stampa spagnola non c'è stato un vincitore, perlomeno per KO. Un perdente, sì, Sanchez. I lettori dei due grandi quotidiani di Madrid, El Mundo e El Pais - conservatore il primo di centrosinistra e vicino ai socialisti il secondo - hanno dato rispettivamente Rajoy e Iglesias vincitori al 36%. Sono stati invece d'accordo per vedere in Sanchez lo sconfitto.

Come previsto è stato un "tutti contro Rajoy". Il premier ha retto l'assalto e "ne è uscito vivo" titola El Pais. "Governare è difficile, si viene alla Moncloa preparati, non a fare pratica" ha rintuzzato gli attacchi dei rivali che, ha ironizzato, "parlano di risolvere i problemi per magia". Per El Pais, è stata tre contro uno: "Pablo, Pedro, Albert e il Signor Mariano". Per ABC, "Rajoy si è imposto a chi viene a far pratica". Per El Mundo "Rajoy resiste, mentre Sanchez perde la sua grande occasione".

La caccia alla folla di elettori incerti - uno su tre ancora non sa come voterà - ha innescato scambi duri fra Rivera e Iglesias e fra i leader di PSOE e Podemos. Sanchez e Rivera invece non si sono graffiati.

Il socialista ha sistematicamente accusato Iglesias di avere votato "con il signor Rajoy" contro la sua investitura a premier nel marzo scorso. "Pedro, guarda che l'avversario è Rajoy" ha sussurrato nel microfono il leader podemita, abilissimo nell'uso dell'arma televisiva.

Se qualcuno però sperava di vederci più chiaro sul dopo 26 giugno seguendo il dibattito è rimasto deluso.

Rajoy ha confermato di volere formare il governo con una Gran Coalicion con PSOE e Ciudadanos. Sanchez ha detto però che non lo appoggerà. È vero che potrebbe essere sostituito al vertice del partito socialista se le urne confermeranno i sondaggi.

Iglesias ha detto di voler essere il premier di un governo di sinistra, con Sanchez come vice. Una proposta considerata umiliante da molti socialisti. E Rivera ha attaccato Rajoy, invitandolo a farsi da parte, ma alla fine non ha escluso di appoggiarlo: "non abbiamo veti".

Due scenari a questo punto sembrano i più probabili per il dopo 26 giugno. Un governo Rajoy di minoranza, con l'astensione di PSOE e/o Ciudadanos, o in una Gran Coalicion, oppure un governo Podemos-PSOE guidato da Iglesias.

Ma c'è anche chi inizia a temere, se non ci saranno i numeri e se i veti incrociati emersi negli ultimi mesi non saranno rimossi, che il paese possa andare a un "terzo turno" elettorale.

sda-ats

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