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Il premier uscente Mariano Rajoy, compito difficile

KEYSTONE/EPA EFE/BALLESTEROS

(sda-ats)

Alle politiche spagnole di ieri Mariano Rajoy ha vinto, tutti gli altri hanno perso, ma per il veterano leader galiziano, senza una maggioranza, la strada del governo rimane tutta in salita e irta di incognite.

Nella notte elettorale il "timido" premier uscente, emozionato dall'inaspettato successo - 133 deputati su 350, 14 in più rispetto a dicembre - sul balcone della sede del partito in Calle Genova ha saltellato, cantato "Sì, se puede", baciato sulla bocca la moglie Viri, rivendicato "il diritto di governare, perché abbiamo vinto".

Passata l'euforia della notte, ha dovuto rituffarsi nel rebus della paralisi istituzionale del paese in corso da sei mesi, che i 14 deputati in più da soli non risolvono. Rajoy ha annunciato che parlerà con tutti i partiti moderati nel tentativo di trovare una maggioranza per il nuovo governo, cominciando dal socialista Pedro Sanchez, con il quale vorrebbe costruire una Gran Coalicion. La sola che automaticamente garantirebbe una maggioranza assoluta nel Congresso con 222 seggi (137 Pp e 85 socialisti).

Ma il Psoe oggi ha ribadito il "no" a Rajoy, annunciando che andrà all'opposizione, negandosi anche a favorire l'investitura del leader Pp con l'astensione. Rajoy e Sanchez hanno però deciso di vedersi, ancora non si sa quando. Il premier ha detto di voler cercare di delineare un patto di governo entro un mese, per subito dopo la costituzione del nuovo parlamento il 19 luglio e il successivo giro di consultazioni di re Felipe VI.

Se i socialisti non cambieranno posizione - non è escluso che Sanchez dopo il nuovo peggior risultato storico del Psoe non sia costretto a dimettersi - la sola alternativa percorribile sembra essere quella di una coalizione brancaleone con Ciudadanos (32 deputati), il Pnv basco (5) e Coalicion Canaria (1). Con i 137 Pp sarebbero 175 seggi, esattamente la metà del Congresso. Per arrivare al fatidico 176, ritiene El Confidencial, Rajoy avrebbe bisogno del voto, o dell'astensione, di un altro deputato delle Canarie, Pedro Quevedo di Nuevas Canarias, eletto come indipendente e con libertà di voto nel Congresso con il Psoe.

Ma anche in questa ipotesi il negoziato sarà difficile. Il leader di Ciudadanos Albert Rivera finora si è detto contrario alla rielezione di Rajoy a premier, preferendo una altro leader Pp. Il Pnv, con il portavoce Aitor Esteban, oggi non ha escluso un patto con il Pp. Ma alla vigilia delle regionali di ottobre chiederà un alto prezzo, forse in termini di ulteriore autonomia basca, per appoggiare Rajoy.

Altre piste al momento non si vedono. Salvo che i veti incrociati costringano il Paese a tornare alle urne una terza volta. Un'ipotesi che Rajoy non ha escluso ma che ha definito "grottesca". I due grandi quotidiani El Pais e El Mundo oggi hanno chiesto al Psoe di lasciar governare il partito più votato. La sconfitta subita da Podemos ieri, che ha perso in sei mesi 1 milione di elettori, la prima in due anni di irresistibile ascesa, favorisce il tentativo di Rajoy. Psoe e Podemos insieme ora hanno solo 156 seggi e l'ipotesi di un governo di sinistra - azzoppata dai duri attacchi di Sanchez a Pablo Iglesias prima che fallisse il "sorpasso" di Podemos - appare oggi molto remota.

sda-ats

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