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Per i promotori del referendum è giusto votare.

KEYSTONE/ANTHONY ANEX

(sda-ats)

Il referendum contro la legge d'applicazione dell'iniziativa popolare del 9 febbraio è stato lanciato perché "riteniamo problematico che i cittadini non siano chiamati a pronunciarsi". Così si è espresso a Berna il politologo socialista ticinese Nenad Stojanovic.

L'ex granconsigliere ticinese è coordinatore del comitato "Referendum subito", per il quale senza una votazione si lascerebbe libero spazio all'UDC per criticare il governo a nome del popolo.

Il testo ha finora raccolto 1'050 firme, ha precisato l'ex deputato al Gran Consiglio in una conferenza stampa odierna, sottolineando di esser partito da solo, senza il sostegno di alcun partito né organizzazione. Il ticinese ha aggiunto che la maggior parte delle firme proviene da persone che lo hanno contattato direttamente per ricevere il formulario.

"È chiaro che non è ancora sufficiente, abbiamo bisogno di un sostegno più vasto", ha detto, facendo un appello a tutti i cittadini, qualunque sia la loro appartenenza politica.

"Il referendum è una responsabilità democratica" ed è "un chiaro segnale con cui si vuol far capire che la popolazione deve poter esprimersi se è d'accordo o no con la cosiddetta preferenza indigena light", ha affermato Sandra Bieri, studentessa 29enne presidente del Comitato "Nein zu Verfassungsbruch" (letteralmente "no alla violazione della Costituzione").

Presente alla conferenza anche il presidente di "Bürgerbewegung.CH" (movimento di cittadini) Willi Vollenweider, il quale è stato più critico, parlando di "allarme politico" e "mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini" in relazione alla decisione d'applicazione presa. A suo avviso, Consiglio federale e Parlamento non hanno osservato la Costituzione e hanno tolto importanza agli strumenti della democrazia quali il referendum e l'iniziativa popolare, che secondo il granconsigliere e consigliere comunale senza partito (ex UDC) a Zugo "non sono più garantiti".

"Abbiamo assistito a un'eclatante inosservanza della volontà popolare", ha rincarato Vollenweider, già promotore del comitato "No al dimezzamento dell'esercito!", ricordando che il popolo in Svizzera è sovrano e facendo appello a una "sollevazione popolare".

Anche il "Bürgerrechtsbewegung Schweiz (BRB)" (movimento per i diritti dei cittadini) aderisce al referendum lanciato da Stojanovic ed era presente tramite la sua co-presidente Ingrid Sigg, pensionata zurighese senza partito. Il gruppo è attivo con una pagina Facebook in cui si contano attualmente poco meno di 550 membri. Sigg ha parlato di "emergenza costituzionale" che "solo il popolo può superare". Spetta solo ai cittadini decidere come applicare l'iniziativa, ha ribadito, facendo leva anche lei sul valore della democrazia.

"Bisogna fare chiarezza nelle relazioni della Svizzera con l'UE", ha precisato Stojanovic. "Non si sa se e quando si voterà sull'iniziativa popolare RASA e/o su un eventuale controprogetto del Parlamento" e "non è sicuro neanche se vi sarà un'iniziativa contro gli accordi bilaterali" e comunque "se vi sarà non si potrà votare prima del 2021". Secondo il politologo ticinese, occorre perciò agire subito, poiché non capiterà molto presto un'altra opportunità di esprimersi sul dossier spinoso della migrazione in relazione ai rapporti con l'UE. "Siamo soli, senza tanti soldi, questa è la vera democrazia, quella che viene dal basso", ha detto.

La raccolta delle firme per il referendum scadrà il 7 di aprile.

SDA-ATS