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Una manifestazione di solidarietà dopo la strage di Orlando

KEYSTONE/AP Atlanta Journal & Constitution/BRANDEN CAMP

(sda-ats)

"Mamma, sto per morire": è uno degli sms scritti da Eddie Justice, 30 anni, alla madre Mina mentre sentiva avvicinarsi gli spari nel bagno del Pulse dove si era rinchiuso per sfuggire alla strage a Orlando.

Uno dei tanti scambiati, insieme a messaggi su Facebook e Twitter, in quelle tre lunghissime ore in cui il gay club è rimasto in ostaggio di Omar Mateen, prima dell'intervento della polizia. Il dialogo via sms tra Eddie e la madre resta però uno dei più inquietanti, anche perché la madre non conosce ancora il suo destino.

"Mamma, ti voglio bene", è il primo sms, alle 02.06. Poi ne seguono altri. "Nel club stanno sparando". "Intrappolato nel bagno". La donna risponde frenetica: Stai bene?. Che locale?. Lui risponde telegrafico. E disperato: "Pulse. In centro. Chiama la polizia". E ancora: "Sto per morire".

La donna, dopo aver chiamato la polizia, si precipita al Pulse. E lì continua lo scambio di messaggi con il figlio Eddie: "Quale bagno?". Eddie scrive ancora: "Sta arrivando. Sto per morire. Ci ha preso". E ancora: "È nel bagno con noi", scrive Eddie, rispondendo alla madre che ci sono "molti" feriti. "Presto, è nel bagno con noi".

"È l'uomo in bagno con voi?", chiede la madre. "È un terrorista, sì": è l'ultimo sms del figlio, alle 02.50. Da quel momento la madre sta ancora aspettando di avere notizie del suo Eddie ma ha confidato di avere "cattive sensazioni".

Tra quelli che erano al Pulse, come rivelano le reti sociali, c'è anche chi è riuscito a fuggire lasciando una testimonianza dell'accaduto, chi ringrazia, chi chiede di pregare.

sda-ats

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