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Un incendio è scoppiato nella moschea dove andava a pregare Omar Mateen, il killer che lo scorso 12 giugno uccise 49 persone in un locale gay di Orlando, in Florida.

La convizione degli investigatori è che l'episodio sia di origine dolosa, probabilmente "un crimine dettato dall'odio". Non è chiaro se legato ala vicenda della strage o al quindicesimo anniversario dell'11 settembre.

La moschea, il Fort Pierce Islamic Center, veniva frequentata da Mateen - come raccontato dai testimoni e accertato dagli investigatori - ogni venerdì. Un'abitudine che risale al 2003 e che è durata fino ai giorni precedenti la strage del Pulse. Il centro era frequentato anche da Moner Mohammad Abu Salha, colui che viene ritenuto il primo kamikaze di nazionalità americana in Siria.

L'incendio, grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco, è stato spento prima che potesse provocare danni agli edifici circostanti. Ma l'episodio, su cui si sta ancora indagando, ha creato non poca preoccupazione alle autorità locali che temono tensioni razziali e religiose. Anche in coincidenza con una campagna elettorale che ha i temi della sicurezza e del terrorismo al centro dello scontro politico.

Lo sceriffo della contea di Santa Lucia, David Thompson, ha raccontato nel dettaglio che le fiamme hanno provocato danni "estesi" al Centro Islamico di Fort Pierce. Secondo quanto riferito da Thompson, le videocamere di sorveglianza hanno anche ripresa l'autore. Mostrano infatti un "uomo bianco o ispanico" che cammina verso la moschea portando con se' una bottiglia piena di liquido e pezzi di carta.

La registrazione poi mostra l'uomo che corre via, lontano dall'edificio appena prima di un'esplosione, e scappa a bordo di una moto. L'ipotesi di un "crimine dettato dall'odio" è avvalorata, secondo lo sceriffo, da alcune circostanze, come l'anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001 e l'inizio dell'Haji, il pellegrinaggio alla Mecca che ogni musulmano deve fare almeno una volta nella vita.

sda-ats

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