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Per quanto attiene alle nuove tecnologie bancarie, la cosiddetta Fintech, la Svizzera non ha nulla da invidiare ad altre realtà.

Parola di Marc Bürki, direttore generale di Swissquote, secondo cui tuttavia due elementi frenano questa dinamica: l'assenza di un passaporto europeo e la regolamentazione.

Intervistato dal quotidiano romando "Le Temps", secondo Bürki la "Svizzera è ben piazzata per svolgere un ruolo di primo piano nel settore Fintech". I motivi? Per il cofondatore della banca online, "possediamo il know-how, la massa critica di clienti e università di punta nel settore".

Tuttavia, vi sono anche alcuni aspetti negativi. Da un lato, l'assenza di un passaporto europeo, che obbliga gli operatori ad avere un sito stabile nell'Ue per accedere al mercato continentale. D'altro canto, la regolamentazione attuale è concepita per le banche "vecchio stile".

Insomma, le esigenze per "fare banca" in Svizzera sono molto elevate. Non che ciò sia negativo, secondo Bürki, ma i "giovani" stabilimenti devono talvolta fare i conti con leggi assai severe che ne mettono in pericolo l'esistenza.

L'autorità di sorveglianza dei mercati finanziaria, la FINMA, ha avanzato l'idea di una licenza bancaria "light", ma secondo Bürki siamo ancora molto lontani dalla sua realizzazione.

Swissquote investe circa 10 milioni di franchi l'anno nello sviluppo di nuovi sistemi e nuove tecnologie. La banca online propone ai propri clienti la gestione dei rispettivi patrimoni mediante un robot.

Tra i 1400 clienti di Swissquote, verso fine anno un centinaio di milioni saranno gestiti in questo modo su un totale di 16 miliardi di attivi, ha precisato il direttore generale.

sda-ats

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