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La Confederazione deve rimanere l'azionista di maggioranza di Swisscom. Ne è convinto il Consiglio federale che invita a respingere due mozioni presentate dai gruppi UDC e PLR al Consiglio nazionale.

Benché non si possa negare l'esistenza di un conflitto di interessi dal momento che l'Amministrazione è sia proprietario di Swisscom che regolatrice del mercato, nella sua risposta il Governo sottolinea che la partecipazione pubblica ha una valenza sia strategica - mantenimento del controllo di infrastrutture vitali - che finanziaria.

Per i due partiti "borghesi", gli inconvenienti di tale partecipazione maggioritaria superano invece i vantaggi: Swisscom si sta progressivamente trasformando da fornitore di infrastrutture a fornitore di servizi; l'ex regia federale sarà quindi sempre più presente sul mercato.

Insomma, Swisscom deve essere sempre più reattiva ai cambiamenti esterni e, per rimanere competitiva, il management non deve essere intralciato dallo Stato. Stando ai due partiti, la Confederazione potrà continuare a difendere i propri interessi anche quale azionista di minoranza.

Secondo l'Esecutivo, invece, la partecipazione maggioritaria non impedisce a Swisscom di svilupparsi come meglio crede. L'arrivo dell'operatore su nuovi mercati non ostacola nemmeno i concorrenti. Il fatto che lo Stato detenga la maggioranza del pacchetto azionario non significa nemmeno che il Governo eserciti una qualsivoglia influenza sul mercato, sottolinea il Consiglio federale nella sua risposta scritta.

Il controllo di eventuali restrizioni in quest'ambito incombe alle autorità di sorveglianza dei mercati, come la COMCO, istanza indipendente dal Governo e dall'amministrazione, sottolinea il Consiglio federale.

sda-ats

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