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L'aula del Consiglio nazionale

KEYSTONE/GAETAN BALLY

(sda-ats)

A piccoli passi, e nella speranza di scongiurare un voto negativo in caso di referendum, il Consiglio nazionale ha proceduto oggi all'eliminazione di alcune divergenze nell'ambito della Riforma III dell'imposizione delle imprese.

Permangono tuttavia ancora differenze importanti tra i due rami del Parlamento su un oggetto di importanza capitale per la piazza economica e finanziaria elvetica.

L'obiettivo dell'esercizio è semplice: si tratta di compensare la prevista abolizione degli statuti speciali per le società holding e quelle di gestione invisi all'Unione europea e all'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) con altri strumenti fiscali volti a preservare la concorrenzialità della Svizzera in ambito internazionale, limitando le perdite fiscali per Confederazione, Cantoni e Comuni.

Il Consiglio nazionale è tuttavia andato più lontano: nel marzo scorso la Camera del popolo, calcando la mano, aveva infatti licenziato un progetto che prevedeva minori introiti fiscali per la Confederazione di 1,2 miliardi, 100 milioni in più degli Stati.

Quest'ultimi, imbeccati dai Cantoni che temono un'eccessiva erosione del substrato fiscale, hanno corretto il tiro verso il basso, tentando di convincere la Camera del popolo a fare altrettanto, memori del referendum fiscale del 2004 lanciato dai Cantoni, referendum che aveva affossato il "pacchetto fiscale" dell'allora ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz.

L'opera dei "senatori" è riuscita solo in parte. Sarà infatti necessaria una terza lettura, e forse una conferenza di conciliazione, per appianare le differenze tra i due rami del Parlamento.

sda-ats

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