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Il bilancio del violento terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito oggi l'Ecuador è salito a 235 vittime e oltre 1.500 feriti. Lo riferisce il vice presidente, Jorge Glas, citato dai media.

Glas ha precisato che non c'è pericolo di tsunami nonostante la serie di scosse di assestamento avvertite dopo il forte sisma.

Il terremoto è stato registrato intorno alle 19:00 ora locale (intorno alle 02:00 di notte, in Svizzera): l'epicentro a circa 170 chilometri da Quito e ad appena 27 chilometri da Muisne. A 300 chilometri di distanza, nella più grande città del Paese, Guayaquil, è crollato un ponte.

Oltre all'emergenza decretata in sei province, ha detto il vice presidente, è stato decretato in Ecuador lo 'Stato di eccezione', una misura che rientra nelle prerogative presidenziali e che in passato fu utilizzata per ragioni di ordine pubblico o in caso di disastri naturali, come l'eruzione lo scorso anno del vulcano Cotopaxi.

Glas ha chiesto alla popolazione di alcuni punti della costa di sfollare preventivamente di fronte a possibili mareggiate: "Vi chiediamo prudenza e di mantenere la calma", ha aggiunto, sottolineando che "le forze della sicurezza sono mobilitate".

La scossa è stata avvertita anche in alcune località della Colombia. In alcune aree ci sono problemi nelle comunicazioni e nella fornitura dell'energia elettrica. Le autorità dell'aviazione hanno d'altra parte chiuso l'aeroporto di Manta "a causa dei seri danni nella torre di controllo"

Il presidente dell'Ecuador Rafael Correa ha seguito il terremoto dal Vaticano, dove venerdì ha preso parte ad una conferenza della Pontificia Accademia delle Scienze sociali sull'enciclica "Centesimus Annus" di Giovanni Paolo II. Lo rendono noto i media di Quito.

sda-ats

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