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Sorveglianza dei flussi finanziari verso le fondazioni religiose, migliore formazione degli assistenti spirituali musulmani che operano nelle carceri, identificazione certa degli Imam e promozione del dialogo a tutti i livelli.

Sono queste le necessità di intervento prioritarie isolate nel rapporto sulla prevenzione della radicalizzazione edito oggi dal Dipartimento federale della difesa della protezione della popolazione e dello sport (DDPS).

Oltre a ciò, si legge nel documento di poco più di trenta pagine, si sottolinea come sia importante che Confederazione, ma soprattutto Cantoni e Comuni, sfruttino al meglio le esperienze e le importanti conoscenze acquisite da altri Paesi nella prevenzione della radicalizzazione.

Tra gli altri provvedimenti da adottare in maniera integrata, ossia coinvolgendo dalle autorità giudiziarie e di polizia, fino alle scuole e gli assistenti sociali, il documento elenca tutta una serie di ambiti di intervento: si va dall'indicazione precisa dei servizi specializzati e di contatto che forniscono consulenza e informazioni specifiche sul tema della radicalizzazione jihadista alla popolazione, fino al miglioramento delle competenze mediali nonché l"uso di Internet e dei social media tra i giovani, i genitori e gli insegnanti.

Occorre anche sensibilizzare gli operatori professionali che forniscono assistenza ai bambini e agli adolescenti: questi professionisti devono poter disporre delle conoscenze e degli strumenti per individuare precocemente un'eventuale radicalizzazione dei giovani loro affidati.

Va inoltre vagliata l'opportunità di istituire un servizio di contatto nazionale sotto forma di centro di competenza a cui possano rivolgersi sia le autorità cantonali e comunali sia le associazioni musulmane per le questioni religiose che interessano tutto il Paese.

sda-ats

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