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Il Tribunale federale (TF) ha confermato la pena a quindici anni di prigione inflitta ad un ex dipendente dei trasporti pubblici ginevrini (TPG) per aver ucciso il proprio superiore sul posto di lavoro nel 2011.

Oltre che per assassinio, l'uomo è stato condannato per tentato assassinio e tentate lesioni gravi per aver cercato di uccidere un collega e di sparare al ginocchio di un altro.

Questi ultimi due delitti erano contestati dall'imputato, che sosteneva di aver realizzato solamente atti preparatori. La sua tesi è però stata respinta dalla corte di Losanna, che ha visto nei gesti dell'uomo dei "veri e propri tentativi".

Il 22 agosto 2011, l'uomo aveva fatto il giro dei cantieri in cui sperava di trovare la vittima e i due colleghi. Si era poi recato alla sede dell'azienda, dove aveva abbattuto il capo senza proferire una parola. Era quindi fuggito in Italia, dov'era stato arrestato l'indomani.

Nei precedenti gradi di giudizio, quali unici elementi a favore dell'imputato, i giudici avevano tenuto conto delle sue difficoltà personali - in particolare la morte del figlio e del padre e la conseguente depressione -, delle tensioni subite sul posto di lavoro e degli sforzi intrapresi per risarcire i famigliari della vittima.

(Sentenza 6B_874/2015 del 27 giugno 2016)

sda-ats

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