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Il Tribunale federale (TF) ha accolto un ricorso dell'ex presidente della direzione della banca privata zurighese Frey & Co., che aveva cessato le sue attività nel 2013.

Secondo i giudici losannesi, il divieto di esercitare una professione pronunciato contro il banchiere per un periodo di due anni era fondato su un esame lacunoso dei fatti.

In una decisione pubblicata nell'agosto 2013, l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) aveva rimproverato alla Banca Frey di aver gravemente violato a partire dal 2008 le disposizioni relative ai clienti assoggettati a imposta negli Stati Uniti. Un membro della direzione della banca era stato posto sotto accusa negli USA per complicità in evasione fiscale. L'istituto privato, fondato nel 2002 e che dava lavoro a una trentina di persone, aveva poi annunciato di voler cessare le attività.

Un anno più tardi, la FINMA aveva sanzionato il banchiere con l'interdizione di esercitare la sua professione durante un periodo di due anni. Nel luglio 2015, il Tribunale amministrativo federale (TAF) aveva confermato questo divieto.

In una sentenza resa nota oggi, il TF ha annullato la sanzione e rinviato tutto il dossier al TAF: i giudici amministrativi federali sono invitati a riesaminare il caso e ad accertare se vi fossero le condizioni di un divieto di esercitare una professione ai sensi della legge federale sui mercati finanziari.

Secondo il Tribunale federale, il TAF non avrebbe dovuto riferirsi unicamente alle accuse mosse alla Banca Frey, nel frattempo archiviate, di complicità in evasione fiscale negli Stati Uniti. Nel suo ricorso, l'ex Ceo aveva affermato di non aver commesso gravi violazioni e aveva in particolare spiegato che la FINMA era venuta a conoscenza dei fatti litigiosi già nell'estate 2011, ma non aveva ritenuto di sanzionarli.

(sentenza 2C_739/2015 del 25 aprile 2016)

sda-ats

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