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La regista e gli attori del film a Cannes.

KEYSTONE/AP/LIONEL CIRONNEAU

(sda-ats)

Si può dire che il film in concorso più applaudito fino ad ora in questa 69/a edizione del Festival di Cannes sia quello della regista tedesca Maren Ade, dal titolo 'Toni Erdmann'.

Ma la cosa più bizzarra è che è anche il film che ha fatto più ridere nonostante la durata da maratona (162 minuti). Insomma una commedia con qualche spruzzata di dramma e che vuole dimostrare una semplice cosa: ridere toglie di mezzo la depressione.

La storia, a raccontarla ci vuole poco. Ines (Sandra Huller) è una bella quanto algida quarantenne che vive a Bucarest, dove lavora per un'importante compagnia internazionale. È una donna in carriera, pragmatica, che gestisce totalmente se stessa. Una donna di successo che ha come occupazione principale quella di ristrutturare grosse aziende. Bella casa, rispettata dai colleghi, è il perfetto esempio di una donna che ha realizzato il suo sogno, una che gestisce anche il sesso e i sentimenti in modo professionale.

Il padre, Winfried (Peter Simonischek), è un uomo in pensione di tutt'altra pasta. Ama scherzare e fare il buffone. Così quando va trovare la figlia per un week end inizia a tempestarla di scherzi. Ines, va detto e forse a ragione, non apprezza più di tanto queste goliardate con tanto di travestimento, anche per il carattere troppo buffonesco delle gag (denti finti e parrucca), ma il padre non rinuncia. È il suo modo di amare la figlia. E così decide di restare a Bucarest e diventare appunto un personaggio che non esiste: Toni Erdmann. Parrucca nera con capelli lunghi, denti un po' sporgenti e parlantina sempre pronta, si fa trovare in tutti i posti frequentati dalla figlia (anche quelli lavorativi). E alla fine viene accettato anche da amici e colleghi di lavoro di Ines. Il film, giocato sul contrasto forte tra gli scherzi ingombranti del padre e la gelida accoglienza della figlia, alla fine diventa liberatorio quando Ines si sblocca. Si mette a cantare a squarciagola in una casa altolocata e decide poi, di slancio, di trasformare una festa nella sua casa in un naked party.

La regista e sceneggiatrice, già Premio speciale della giuria al Sundance nel 2005 con 'Der Wald vor lauter Baumen', dice di questo film, girato in 56 giorni tra Romania e Germania e che ha richiesto un lavoro di cinque anni: "Nonostante sia curiosa di sapere cosa pensa il pubblico di questo lavoro che vede protagonisti un padre e una figlia, mi interessa ancora di più conoscere l'impressione che ha mio padre".

Frase cult del film, l'interrogativo che si pone il padre dopo aver frequentato per un po' di tempo la figlia: "Ines, ma sei umana?".

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