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Il Tribunale penale federale di Bellinzona (foto d'archivio).

KEYSTONE/KARL MATHIS

(sda-ats)

Il Tribunale penale federale (TPF) ha aggiornato a fine novembre il processo contro un ex banchiere italiano coinvolto nel dissesto del gruppo agroalimentare Parmalat. L'uomo aveva già subito una condanna a Bellinzona nel 2014.

Il processo è cominciato stamane ma l'udienza è durata poco: l'imputato 52enne, ex quadro della succursale milanese di Bank of America ed ex consulente della Parmalat fallita nel 2003, non si è presentato in aula. Il suo avvocato ha affermato che soffre di disturbi psichici che lo rendono incapace di partecipare ai dibattimenti e ha dunque chiesto un aggiornamento di diversi mesi. Il rappresentante del Ministero pubblico della Confederazione (MPC) si è opposto, ma il tribunale ha accolto la richiesta della difesa e ha fissato la ripresa al 28 novembre, prevedendo sei giorni per le udienze.

L'imputato era già stato condannato nel febbraio 2014 dal TPF per truffa e istigazione alla falsità in documenti a 27 mesi di carcere e al pagamento di una indennità di un milione di franchi alla Confederazione. Nel maggio 2015 l'MPC lo ha accusato anche di riciclaggio aggravato, ripetuta falsità in documenti e corruzione attiva, rinviandolo nuovamente a giudizio.

Tra il 2000 e il 2004 l'uomo, residente in Italia, avrebbe riciclato principalmente in Ticino, nei Grigioni e nel Liechtenstein circa 52,5 milioni di franchi, frutto di appropriazioni indebite ai danni della Parmalat. Secondo l'accusa per il riciclaggio sono stati utilizzati conti bancari aperti da prestanome e società di comodo. L'imputato avrebbe tra l'altro falsificato documenti bancari e corrotto un funzionario della Banca Cantonale Grigione. Quest'ultimo è stato condannato nel dicembre 2013 dal TPF in una procedura abbreviata per riciclaggio di denaro aggravato e corruzione passiva.

Il crack del gruppo agroalimentare italiano aveva provocato un buco di circa 14 miliardi di euro anche a danno dei piccoli risparmiatori titolari di azioni. Nel corso delle sue indagini, l'MPC ha potuto bloccare in Svizzera circa 10 milioni di franchi e nel Principato del Liechtenstein oltre 20 milioni, parte dei valori patrimoniali riciclati dall'imputato.

sda-ats

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