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TPF: concluso processo Behring, sentenza in settembre

Si è concluso oggi a Bellinzona, a un mese esatto dall'inizio, il processo contro Dieter Behring, finanziere basilese accusato di aver truffato 2000 investitori per complessivi 800 milioni di franchi (foto d'archivio). KEYSTONE/TI-PRESS/PABLO GIANINAZZI sda-ats

(Keystone-ATS) Si è concluso oggi a Bellinzona, a un mese esatto dall’inizio, il processo contro Dieter Behring, finanziere basilese accusato di aver truffato con un sistema piramidale 2000 investitori per complessivi 800 milioni di franchi tra il 1998 e il 2004.

Per la sentenza del Tribunale penale federale (TPF) bisognerà attendere altri tre mesi, fino al 30 settembre.

Nell’udienza odierna si sono concluse le arringhe della difesa, che ha chiesto l’archiviazione del caso, o alternativamente il proscioglimento dell’imputato, e c’è stata la replica del pubblico ministero Tobias Kauer, che ha domandato contro Behring sei anni e nove mesi di reclusione per truffa per mestiere e riciclaggio di denaro.

Prendendo la parola per l’ultima volta, Behring ha lodato il difensore d’ufficio Roger Lerf, ringraziandolo per il suo lavoro che ha riconosciuto di avere “a lungo sottostimato”. Lerf ha pronunciato un’accorata arringa di più ore sull’arco di due giorni, in cui ha tentato di smontare nei dettagli le accuse del pubblico ministero.

Le lodi nei suoi confronti contrastano con le critiche fatte nei primi giorni del processo dallo stesso Behring e dal suo avvocato privato Bruno Steiner. A Lerf i due avevano rimproverato di aver assicurato la difesa in modo insufficiente.

Riprendendo affermazioni di persone lese o altrimenti implicate nella vicenda, nella sua arringa Lerf ha tentato di dimostrare che molti investitori avevano deciso di affidare il loro denaro non a Behring ma agli intermediari che gravitavano attorno a lui. Spesso, gli intermediari conoscevano i clienti da diversi anni e avevano stretti contatti con loro. Lerf ha anche criticato il comportamento degli investitori: troppo spesso – ha sostenuto – non sapevano o non volevano sapere dove andava il loro denaro.

L’avvocato d’ufficio ha una volta ancora fustigato la strategia adottata dal Ministero pubblico della Confederazione, che nel 2012 aveva deciso di concentrare le sue attenzioni sul solo Behring emettendo decreti di abbandono del procedimento nei confronti di altri nove coimputati. Mentre Behring ha trascorso diversi mesi in detenzione preventiva, gli intermediari sono stati rimessi in libertà dopo poche ore, ha rilevato il difensore.

La Procura federale, ha detto Lerf, dovrebbe riaprire i procedimenti contro gli ex coimputati. Non è possibile – ha sostenuto – che il solo Behring abbia organizzato e gestito una simile “costruzione” di conti e di società, ha sostenuto l’avvocato d’ufficio.

Nella sua requisitoria, il pubblico ministero Kauer ha rilevato che tutti gli indizi convergono nell’indicare che il “sistema Behring” con promesse di rendite a due cifre era un sistema truffaldino piramidale – come il collaudato “schema Ponzi” analogo alla “catena di Sant’Antonio” – che fa guadagnare i primi arrivati per lasciare sul lastrico tutti quelli che seguono. Egli ha anche rilevato che la firma di Behring figurava in modo costante nei documenti presentati al processo.

Il procuratore ha giustificato la lunghezza del procedimento adducendo la complessità del caso e il comportamento “ostruttivo” dell’imputato. La difesa ha invece denunciato una violazione del principio di celerità da parte del Ministero pubblico della Confederazione.

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