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Il candidato repubblicano Donald Trump

KEYSTONE/AP/STEVE HELBER

(sda-ats)

La strage al gay club di Orlando piomba sulla campagna elettorale americana rilanciando il dibattito sulle 'armi facili' e sui rischi dell'estremismo islamico, costringendo Barack Obama all'ennesimo intervento in difesa dei valori del Paese.

Ma Donald Trump ne ha chiesto le dimissioni perché il presidente Usa "si è rifiutato vergognosamente perfino di pronunciare le parole 'islam radicale'. A suo dire anche la sua rivale democratica, Hillary Clinton, dovrebbe ritirarsi per lo stesso motivo.

Ed è stato proprio il candidato presidenziale repubblicano a cavalcare per primo la strage. Senza aspettare i risultati ufficiali dell'inchiesta, e ignorando la natura omofoba dell' attentato, si è vantato di aver ragione sui pericoli rappresentati dall'estremismo musulmano e ha chiesto il pugno duro: "Apprezzo le congratulazioni per essere nel giusto sul terrorismo dell'Islam radicale, ma non voglio congratulazioni, voglio durezza e vigilanza. Dobbiamo essere svegli", ha twittato il candidato presidenziale che ha già proposto un bando temporaneo dei musulmani in Usa.

Alcuni strateghi elettorali hanno ammesso che uno o più attentati di matrice islamica sul suolo americano potrebbero spostare molti voti verso Trump, soprattutto alla vigilia delle presidenziali di novembre. Ma il presidente Usa ha tirato prudentemente il freno ed evitato ogni riferimento al terrorismo islamico o all'Isis, nonostante secondo diversi fonti degli inquirenti Omar Mateen, l'autore dell'attacco, abbia chiamato la polizia prima di compiere la strage e abbia dichiarato la sua fedeltà al sedicente Califfo, Abu Bakr al Baghdadi. 'Omissione' che fatto infuriare Trump.

Sulla stessa lunghezza d'onda di Obama Hillary Clinton, che ha preferito condannare un "atto di terrore" ed esprimere la sua vicinanza alla comunità Lgbt. Anche un imam locale, Muhammad Musri, presidente della Islamic Society della Florida centrale, ha invitato a "non fare speculazioni sull'eventuale motivazione del terrorista", manifestando la piena solidarietà della comunità islamica. Tutti tentativi per non incendiare la situazione e fare il gioco di Trump.

Ma, anche se le indagini sono ancora in una fase iniziale, per Obama "ne sappiamo abbastanza per dire che questo è stato un atto di terrore e di odio" che ha colpito "un luogo di solidarietà e legittimazione per gay e lesbiche". E che "non potrà cambiare ciò che siamo". "Quello che è chiaro - ha aggiunto riferendosi a Mateen - è che era una persona piena di odio" e che "un attacco a qualsiasi americano è un attacco a tutti gli americani, a prescindere dalla loro razza, religione, etnia o orientamento sessuale". "Noi manteniamo i valori che ci fanno americani", ha detto, assicurando che il Paese "non cederà alla paura". "Dobbiamo dimostrare che siamo un Paese che è soprattutto identificato per l'amore e non per l'odio", ha proseguito, usando parole e toni che suonano come una critica a Trump.

Poi ha affrontato l'altro tema caldo, quello della proliferazione delle armi, su cui Trump e Hillary Clinton stanno su fronti opposti. Il massacro di Orlando, ha accusato, mostra "come sia facile per gli americani essere uccisi a scuola, in chiesa, nei cinema o nei nightclub. Questa strage è un ulteriore richiamo a come sia facile per qualcuno entrare in possesso di un'arma". "Dobbiamo decidere se questo è il tipo di Paese che vogliamo essere", ha ammonito, mettendo il popolo americano di fronte alle proprie responsabilità ma ammettendo implicitamente il proprio fallimento nonostante i ripetuti tentativi di dare un giro di vite sull'acquisto delle armi.

Ma Hillary, che aspira a diventarne il successore, ha promesso di continuare la battaglia: "Dobbiamo tenere le armi, come quelle usate la scorsa notte, lontano dalle mani di terroristi e altri violenti criminali. Questa è la sparatoria di massa peggiore degli Stati Uniti e ci ricorda ancora una volta che non c'è posto per le armi da guerra sulle nostre strade".

sda-ats

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