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Erdogan, sempre più uomo forte in Turchia

KEYSTONE/AP/POOL

(sda-ats)

Scuole e accademie militari chiuse e sostituite da un'Università della Difesa, ospedali militari trasferiti sotto il controllo del ministero della Salute, forze aeree, navali e terrestri alle dipendenza della Difesa e a ordini diretti della presidenza e del governo.

Con un nuovo decreto dello stato d'emergenza, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, commissaria così l'esercito golpista, cacciando anche altri 1.389 soldati. Il totale di quelli congedati sale così a più di tremila. Tra questi, c'è pure il consigliere miliare dello stesso Erdogan, Ali Yazici.

Le Forze armate finiscono così sempre più sotto il suo diretto controllo, in attesa di una nuova spallata: un "piccolo pacchetto costituzionale" che metterebbe l'intelligence e il capo di Stato maggiore agli ordini del presidente. Per questo, però, Erdogan avrà bisogno del sostegno degli altri partiti. Una riforma su cui i socialdemocratici del Chp, principale forza di opposizione in Parlamento, hanno espresso forti riserve.

Ma il clima di unità nazionale contro i "gulenisti", accusati del fallito golpe, potrebbe avere la meglio. Il ritiro di tutte le denunce presentate in patria da Erdogan per offese nei suoi confronti, ha detto il leader del Chp, Kemal Kilicdaroglu, è stata "una mossa elegante" e "un passo verso una riduzione della tensione".

L'inchiesta sul tentato golpe prosegue intanto senza sosta. Il tribunale di Caglayan a Istanbul ha deciso l'arresto di altri 6 ex giornalisti del quotidiano Zaman per legami con la rete di Gulen, dopo i 17 già finiti in manette venerdì. Tra loro, c'è il noto editorialista Sahin Alpay. In manette sono finiti pure 33 amministratori statali, compresi alcuni governatori locali. Nei prossimi giorni si attendono nuove epurazioni.

Oggi i vertici e i membri della Federazione calcistica hanno presentato le loro dimissioni, "per il bene delle indagini di sicurezza" che cercano di far luce sulla possibile presenza di gulenisti anche nelle istituzioni sportive.

Nel mirino potrebbero finire presto anche alcuni esponenti del partito Akp del presidente. Il quale, intanto, ha pronunciato un inedito 'mea culpà: se della minaccia di un golpe di Gulen "mi fosse stato detto 20, 15, 10 o anche 3-4 anni fa, non ci avrei creduto molto. Purtroppo, abbiamo commesso un grave errore. Che Allah possa perdonarci".

sda-ats

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