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Malgrado una situazione di mercato tutt'altro che favorevole per la finanza, UBS si è mossa sorprendentemente bene nel secondo trimestre e ha guadagnato più di quanto si aspettassero gli esperti.

Riguardo ai prossimi mesi l'istituto si mostra cauto, ma si ritiene ben posizionato per approfittare della ripresa. La borsa ha reagito con un deciso apprezzamento.

Da aprile a giugno la più grande banca svizzera ha realizzato un utile di 1,03 miliardi di franchi, in calo rispetto agli 1,21 miliardi dello stesso periodo del 2015, ma in progressione nel confronto con i 707 milioni del difficile primo trimestre, informa la società in un comunicato odierno.

A livello di risultato ante-imposte - al netto di diversi fattori straordinari - UBS è riuscita addirittura a superare lievemente l'utile del secondo trimestre dell'anno scorso, segnando sui libri contabili 1,67 miliardi. E questo nonostante i mesi caratterizzati da incertezze geopolitiche e incognite sullo sviluppo dell'economia mondiale, che hanno portato i clienti a ridurre l'attività.

"Siamo effettivamente molto soddisfatti, è stata una grande prestazione", ha afferma il CEO Sergio Ermotti in dichiarazioni rilasciate all'agenzia finanziaria Awp. "La grande sfida era dovuta al fatto che il secondo trimestre 2015 era stato molto buono, in un quadro di mercato migliore di adesso. Per questo possiamo dirci veramente molto contenti del risultato".

"Abbiamo dimostrato che il nostro modello d'affari funziona anche in situazioni di mercato difficili", ha sottolineato il manager ticinese. La minore propensione ad esporsi da parte della clientela si è riflessa sui ricavi, che sono scesi a 7,40 miliardi di franchi, in flessione del 5% su base annua. Rispetto al periodo gennaio-marzo vi è stato per contro un incremento dell'8%.

I costi si sono attestati a 5,92 miliardi, il rapporto fra spesa e ricavi sfiora l'80%. Contrariamente a quanto chiedeva una parte del mercato UBS non ha annunciato un programma di risparmi supplementare. Come noto la banca vuole tagliare i costi di 2,1 miliardi rispetto al 2013 ed è arrivata finora a 1,4 miliardi: i successivi 700 milioni verranno raggiunti nei prossimi 18 mesi, una manovra già di per sé ambiziosa, ha spiegato il responsabile delle finanze Kirt Gardner.

No quindi a ulteriori sforbiciate. "Vogliamo garantire che la qualità dei nostri servizi per i clienti non venga o eccessivamente compromessa dalla riduzione dei costi e intendiamo continuare a puntare sulle nostre priorità strategiche", ha puntualizzato Ermotti.

Il presidente della direzione si è detto peraltro consapevole che a lungo termine i costi dell'intero settore dovranno scendere ancora. A questo proposito Ermotti ha parlato di possibili collaborazioni con altri istituti, senza per forza arrivare a fusioni.

Alla luce del clima di forte incertezza UBS rinuncia a indicare previsioni a corto termine sull'andamento degli affari. "Ma serve solo un certo ritorno alla normalità affinché possiamo raggiungere i nostri obiettivi", ha indicato il dirigente che ha iniziato la sua carriera con un apprendistato alla Corner Banca.

La ripresa non sarà però per subito. A parte le turbolenze politiche ed economiche il ramo finanziario - ricorda l'istituto - deve far fronte al perdurare degli interessi negativi, all'inasprimento delle normative bancarie e all'aumento dei requisiti in materia di fondi propri.

A questo proposito UBS sottolinea di essere fra le banche meglio capitalizzati al mondo. Nel periodo in rassegna la società ha visto il coefficiente CET1 migliorare di 20 punti base, salendo al 14,2%. Il Leverage Ratio (SRB) si è attestato al 5,5%, con un miglioramento di 10 punti base.

Gli analisti hanno accolto bene i dati, superiori alle previsioni. Vengono considerati in modo positivo il livello dei ricavi e i progressi effettuati sul fronte dei costi. Qualche punto interrogativo suscitano per contro le attività di amministrazione patrimoniale e l'afflusso di denaro fresco: UBS sembra attirare meno clienti della concorrenza. Una certa apprensione si fa strada anche in relazione alle previsioni molto prudenti sull'andamento futuro.

Il giudizio complessivo è comunque assai più favorevole di quello dato al bilancio presentato ieri da Credit Suisse: il gruppo guidato dal CEO Tidjane Thiam ha presentato un utile di 170 milioni, oltretutto dovuto anche a fattori straordinari.

La partita del secondo trimestre è stata quindi vinta 6:1 da UBS, con Credit Suisse ancora in pieno processo di trasformazione, un'operazione avviata dalla banca concorrente già quattro anni or sono. Chiaro è stato anche il verdetto dell'arbitro borsistico: giù ieri del 5% il titolo Credit Suisse, su oggi del 3% l'azione UBS.

Addirittura oggi UBS - salvata nell'ottobre 2008 dal baratro dalla Confederazione e dalla Banca nazionale svizzera con una manovra che avrebbe potuto raggiungere i 60 miliardi - corre al capezzale di un altro istituto in difficoltà, il Monte dei Paschi di Siena. È di queste ore la conferma dell'esistenza di un piano per risanare l'istituto italiano, da tempo in difficoltà. UBS sarebbe sostenuta da fondi d'investimento americani.

sda-ats

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