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Per combattere l'evasione delle multinazionali in Europa, che costa agli Stati 50-70 miliardi di euro all'anno, la Commissione ha proposto nuovi obblighi di trasparenza.

Questi costringeranno le aziende a pubblicare in ogni Paese dove operano le informazioni fiscali più importanti come profitti, tasse pagate, natura delle attività. "I cittadini vedranno chi paga, quanto e dove, e vedranno se qualcuno ha spostato profitti all'estero", scrive Bruxelles, convinta che i Panama Papers dimostrino l'importanza della trasparenza.

La direttiva che introduce i nuovi obblighi era già prevista da tempo e quindi non è una risposta diretta ai Panama Papers. Ma può comunque aiutare a fare luce su quelle multinazionali che cercano di nascondere i propri "traffici"di profitti per sfuggire al fisco. È la prima volta che la Ue introduce il principio dello "scrutinio pubblico" in materia fiscale.

Con l'obbligo di pubblicazione Paese per Paese, Bruxelles si spinge oltre gli standard Ocse in materia di trasparenza. Le nuove regole si applicano alle multinazionali più grandi, quelle cioè con un fatturato di almeno 750 milioni di euro annui. Dovranno pubblicare, in ogni Stato dove hanno una filiale, l'elenco dei profitti al netto delle tasse, l'ammontare delle tasse richieste e di quelle pagate, la natura delle attività, il numero di dipendenti, guadagni accumulati in altro modo. E dovranno rendere note anche le tasse pagate nei Paesi fuori dalla Ue.

La direttiva coprirà circa 6000 società, che rappresentano il 90% del giro d'affari delle multinazionali in Europa. Bruxelles la vede anche come un modo per riportare equità nel settore, visto che le piccole e medie imprese sono spesso penalizzate dal comportamento fiscale "aggressivo" delle grandi aziende: secondo le stime della Commissione, una società che opera in più Stati paga in media fino al 30% di tasse in meno rispetto ad una società soggetta ad un solo ente fiscale.

sda-ats

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