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La cancelliera Angela Merkel

KEYSTONE/EPA DPA/MICHAEL KAPPELER

(sda-ats)

Le porte dell'Europa sono e restano "aperte per chi fugge da guerre e persecuzioni e cerca asilo" ma "ci difenderemo da chi cerca di attaccare il nostro modello di vita".

Da Bruxelles arrivano parole di fermezza dopo l'ultimo attentato avvenuto in Germania, ad Ansbach.

Qui il profugo siriano Mohammed Delel ha messo in atto il suo disegno feroce, poi rivendicato dall'Isis, facendosi esplodere fuori da un concerto e ferendo quindici persone.

"Il senso di compassione non può e non deve essere a discapito della sicurezza" sottolinea il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas. Ma la fermezza delle parole traballa alla prova dei fatti: la proposta per una stretta sulle armi da fuoco giace da novembre. E "la raccomandazione" dell'esecutivo comunitario a Consiglio e Parlamento Ue è che se ne "mantenga il livello di ambizione per garantire sicurezza ai cittadini".

Fonti diplomatiche fanno sapere che il negoziato vero e proprio tra le istituzioni inizierà solo a settembre inoltrato. L'auspicio è che "i recenti tragici eventi imprimano una forte spinta per un accordo buono e veloce".

Ma se il sangue che ha bagnato l'Europa negli ultimi sette mesi non è stato sufficiente per trovare l'accordo, c'è comunque da dire anche che in Germania la normativa sull'acquisto, la detenzione e l'uso di armi da fuoco ha già subito un giro di vite dopo la strage in una scuola vicino a Stoccarda del 2009, quando un diciassettenne uccise 15 persone usando un fucile per il tiro sportivo di proprietà del padre.

La Commissione europea rammenta poi di aver già messo in campo strumenti per la lottare all'Isis: la revisione della definizione di terrorismo e conseguenti sanzioni (i negoziati sono iniziati la settimana scorsa); il rafforzamento delle frontiere esterne con le guardie di frontiera Ue (presto al via); lo scambio di informazioni (il Centro europeo è stato creato in seno ad Europol a gennaio di quest'anno); e la lotta al finanziamento del terrorismo, che sta muovendo i primi passi.

Il leader populista olandese Geert Wilders (Pvv) invece mette Angela Merkel sul banco degli imputati per la sua politica delle porte aperte per i profughi siriani, e sul suo account Twitter posta una foto della cancelliera tedesca con le mani ed il volto lordi di sangue. E poco più tardi scrive: "Dobbiamo lasciare l'Ue, recuperare sovranità nazionale, chiudere le nostre frontiere e rendere l'Olanda di nuovo sicura".

Il presidente ceco Milos Zeman, come già all'indomani della strage di Monaco, si dice favorevole a che la gente abbia il diritto a possedere le armi. "Sono dell'opinione che la gente dovrebbe avere il diritto ad armarsi e a intervenire contro i terroristi", dice alla la tv commerciale Nova.

sda-ats

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